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Gli effetti extrapenali del giudicato: un compromesso tra autonomia delle giurisdizioni e unitarietà dell'ordinamento

Estratto della Tesi di Luigi Anghileri

Estratto dalla tesi: Gli effetti extrapenali del giudicato: un compromesso tra autonomia delle giurisdizioni e unitarietà dell'ordinamento
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di smentita. Si trattava chiaramente di una conseguenza del carattere spiccatamente in-
quisitorio del rito penale, che mirava al disvelamento della verità a prescindere dal costo 
che ciò comportasse in termini di durata dei procedimenti e, soprattutto, di compressione 
delle libertà individuali
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. 
Benché non espressamente menzionata, l’absolutio pro nunc confluì nella francese Or-
donnance criminelle del 1670. Più precisamente, furono previste due diverse forme di 
questa particolare sentenza. La prima, denominata plus amplement informé indéfini o plus 
amplement informé usquequo, riguardava i reati più gravi, qualora vi fossero indizi rile-
vanti circa la colpevolezza dell’imputato: quest’ultimo era in questi casi assolto – sempre 
che di vera assoluzione si potesse parlare – e, tuttavia, era tenuto in stato detentivo o 
comunque sottoposto ad una pervasiva sorveglianza. La seconda, denominata plus am-
plement informé à temps, era invece prevista per i reati meno gravi o per i casi in cui non 
vi fossero indizi significativi circa la colpevolezza dell’imputato: egli veniva assolto “a 
tempo”, nel senso che, se alla scadenza del termine fissato non si fossero scoperte nuove 
prove, si sarebbe pronunciata un’assoluzione definitiva, o si sarebbe prorogato il termine, 
ovvero, nei casi più gravi, si sarebbe fatto ricorso alla prima forma di absolutio pro nunc. 
Come si vede, dunque, l’ordinamento processuale penale dell’Europa continentale pre-
Rivoluzione francese non prevedeva una rigida alternativa tra condanna e assoluzione, 
dal momento che tra questi due estremi si era inserita una soluzione intermedia, rappre-
sentata appunto dall’absolutio pro nunc. Inutile dire che una simile soluzione vulnerasse 
in modo pressoché totale i giudicati assolutori e, di riflesso, la certezza del diritto: la de-
finitività era infatti riconosciuta solo alla dichiarazione di colpevolezza, mentre la dichia-
razione di innocenza era sempre esposta a possibili stravolgimenti. In altri termini, si po-
teva essere definitivamente colpevoli, ma non si era mai definitivamente innocenti. 
 
 
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 Emblematiche in tal senso sono le parole di CORDERO F., Procedura penale, VIII ed., Milano, Giuffrè, 
2006, pp. 1220 ss.: «tende all’infinito l’opera inquisitoria: esplori una psiche o cada su reperti, testimo-
nianze, responsi peritali e simili, pesca in materie inesauribili; le immagini retrospettive variano nel flusso 
dei dati. Ogni questione prima o poi risulta solubile: basta scavare abbastanza; e il giudice-terapeuta, chia-
mato a missioni importantissime, aborre gli insuccessi. Non ha fondo l’appetito inquisitorio». Al contrario, 
«lo stile accusatorio risponde ai ritmi d’un tempo esatto: vigono forme e termini; gli uomini eseguono le 
rispettive performances; indi il chiamato a giudicare, decide, nel senso tagliente del verbo, applicando date 
regole. Siamo fuori da bulimia istruttoria e ossessione terapeutica, comunque risolto, il caso è chiuso (salvi 
i rimedi straordinari in bonam partem)».

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Gli effetti extrapenali del giudicato: un compromesso tra autonomia delle giurisdizioni e unitarietà dell'ordinamento

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Informazioni tesi

  Autore: Luigi Anghileri
  Tipo: Laurea magistrale a ciclo unico
  Anno: 2019-20
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Maria Novella Galantini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 418

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Parole chiave

giudicato penale
processo penale
misure di prevenzione
processo tributario
effetti extrapenali
giudizi risarcitori
unità della giurisdizione
autonomia delle giurisdizioni

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