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«Il diritto di chi sa meglio civilizzare». Riflessi della colonizzazione italiana in Libia sulle pagine de “Il Corriere della Sera”.

Estratto della Tesi di Fabio Gelmini

Estratto dalla tesi: «Il diritto di chi sa meglio civilizzare». Riflessi della colonizzazione italiana in Libia sulle pagine de “Il Corriere della Sera”.
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Ora, prima di avventurarci nell’esame delle cause che hanno portato alla decisione 
italiana per il territorio libico, va comunque ricordato che dopo il 1896 
l’esperienza d’oltremare italiana non cessò bruscamente. O meglio, così avvenne 
per l’Etiopia ma non per l’Eritrea e la Somalia. In Eritrea continuò il dominio 
italiano caratterizzato da una sempre maggiore durezza nell’amministrazione 
nonostante la diminuzione del numero di militari a favore dell’instaurazione di 
modelli capitalistici (praticamente mai decollati); in terra somala, invece, 
l’amministrazione coloniale si caratterizzò fin da subito come un controllo di 
compagnie e società private a scopi economico-commerciali che finirono poi per 
essere sostituite dallo Stato nel 1915. 
Arriviamo così al primo decennio del Novecento con l’Italia posseditrice di due 
colonie africane (Eritrea e Somalia) e di una insignificante concessione 
commerciale in Cina, il Tien Tsin. Qualcosa nelle mani lo aveva, certo, ma in 
confronto ai giganteschi imperi britannici o francesi, l’Italia risultava piuttosto 
ridicola (si pensi che nel 1913 la Gran Bretagna controllava il 60% delle superfici 
dei domini coloniali extraeuropei e dominava sul 71% delle sue popolazioni
2
). In 
queste condizioni e con un crescendo di frizioni diplomatiche tra i diversi Stati 
europei, il nuovo governo Giolitti decise di dimostrare agli italiani e al mondo 
intero il valore del Belpaese attraverso un’azzardata mossa di politica estera: la 
conquista della Libia. 
La Libia venne scelta come obiettivo del colonialismo italiano per una serie di 
motivi: innanzitutto era tra le poche regioni africane non ancora occupate dalle 
potenze europee; poi si trovava esattamente sotto il territorio italiano, favorendo 
così le relazioni geopolitiche nel Mediterraneo; inoltre il territorio libico era in 
mano allo storico Impero Ottomano che da qualche tempo stava mostrando 
cedimenti pesanti e che pareva davvero essere alla fine della sua storia; infine, ci 
fu una fortissima motivazione di politica interna in quanto Giolitti, stretto tra le 
accuse di corruzione e clientelismo, necessitava di un’occasione per distrarre gli 
italiani dai problemi della politica e, soprattutto, doveva assolutamente riuscire a 
mettere d’accordo (per quanto ciò fosse possibile) socialisti riformisti da una parte 
                               
2
 Nicola Labanca, Oltremare. Storia dell’espansione coloniale italiana, Bologna, Il Mulino, 2002, 
p. 22.

Estratto dalla tesi:

«Il diritto di chi sa meglio civilizzare». Riflessi della colonizzazione italiana in Libia sulle pagine de “Il Corriere della Sera”.

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Informazioni tesi

  Autore: Fabio Gelmini
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
  Facoltà: Scienze della comunicazione e dell'economia
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Andrea Rapini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 41

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