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Insediamenti eremitici e monastici della costa ligure tra V e XI secolo

Estratto della Tesi di Valeria Fusco

Estratto dalla tesi: Insediamenti eremitici e monastici della costa ligure tra V e XI secolo
14 
spezzino
69
, dove si ritirò, non più alla Palmaria, ma presso la cosiddetta ”isola 
seconda” (il vicino Tino)
70
, dove si dedicò al lavoro manuale, al disboscamento 
dell‟isola e alla meditazione. Accortosi delle insidie che poteva nascondere il mare, 
oltre ad introdurre, secondo la leggenda, l‟uso di un particolare tipo di vela
71
, quella 
latina, che permetteva una navigazione più semplice, sembra che spesso accendesse 
roghi per facilitare l‟orientamento dei naviganti
72
. Non meno importante fu l‟attività 
rivolta alla diffusione del messaggio cristiano in tutto il territorio limitrofo, unica 
occasione degna per rinunciare alla tanto agognata solitudine
73
.  
La sua fama, finì col varcare i confini regionali, in seguito alla traslazione delle sue 
reliquie a Reggio Emilia
74
, nella prima metà del IX secolo
75
, per sfuggire alle 
incursioni saracene: se ne incaricò personalmente il vescovo di Luni e sembra che, 
prima di raggiungere la regione emiliana, le spoglie di San Venerio siano state 
conservate, per un breve periodo, attorno alla metà del VII secolo
76
, nel territorio 
spezzino di Migliarina, dove sorgeva una chiesa che gli sarebbe stata 
successivamente dedicata proprio in ricordo di questo evento
77
.  
                                                 
69
 SEMERIA 1838, p. 241. Circa la durata di questo soggiorno non si hanno certezze: sembra 
comunque assoldato che vi abbia trascorso “una quaresima di autentica privazione” (BONFIGLI 
1990, p. 91).  
70
 SEMERIA 1838, ibidem.  
71
 Di questa vela è possibile ancor oggi ammirarne la forma in un‟immagine scolpita a bassorilievo, 
assieme a una croce, nella chiusura di una tomba duecentesca a corsi bianchi e neri (CIMASCHI 
1963, pp. 61 - 63).  
72
 FORNELLI et al. 1956, p. 12; FORNELLI 1965, p. 13; BONFIGLI 1990, p. 39. Per questo motivo 
Venerio è anche il protettore dei fanalisti, cioè di “coloro che si occupano del buon funzionamento dei 
fari di segnalazione marittimi (A. PENCO 2007, p. 95).  
73
 FORNELLI 1965, ibidem. 
74
 VECCHI 1995, p. 79; PAVONI 1998, p. 127 (ma già POLONIO 1979[b], p. 41. Qui, il suo culto 
andò ad affiancare quello locale di San Prospero: entrambi i santi ebbero, infatti, il titolo di patrono. 
Le reliquie di San Venerio vennero ospitate in diversi edifici religiosi reggiani: dapprima nel 
monastero benedettino extra muros, poi nella chiesa di San Prospero, ancora nel nuovo monastero 
benedettino presso la chiesa di San Pietro ed, infine, nella chiesa che univa sotto lo stesso tetto il culto 
di San Pietro e di San Prospero (SIMONELLI 1969, c. 1008; VECCHI 1995, p. 82).  
75
 PISTARINO 1979[b], p. 341. Si riporta anche la tesi del Mazzini (1909), secondo la quale la 
traslazione delle reliquie sarebbe, invece, avvenuta nel secondo decennio dell‟XI secolo (VECCHI 
1995, ibidem).  
76
 VECCHI 1998, scheda 26/2.  
77
 SIMONELLI 1969, ibidem; POLONIO 1979[b], p. 40; VECCHI 1995, p. 83; VECCHI 1998, 
ibidem; PAVONI 1998, pp. 127 e 129. Tuttavia, nessuna delle tre versioni della Vita di cui disposero i 
Bollandisti accenna a questa prima traslazione nella chiesa di Migliarina: il codice genovese non 
annovera neppure quella a Reggio Emilia, quello camaldolese riporta di una traslazione diretta dal 
Tino alla regione emiliana, mentre la Leggenda del Calò, cui si rifà sostanzialmente la liturgia 
posteriore, indica una chiesa “appositamente costruita sulle rive della Magra, ad opera del vescovo 
Leodegar, nel secolo VIII” (PISTARINO 1986, p. 56).

Estratto dalla tesi:

Insediamenti eremitici e monastici della costa ligure tra V e XI secolo

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Informazioni tesi

  Autore: Valeria Fusco
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Consevazione dei Beni Culturali
  Relatore: Alessandra Frondoni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 149

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