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La Baraonda di Gerolamo Rovetta: contesto storico-politico ed analisi delle strutture narrative

Estratto della Tesi di Giuseppe Marino

Estratto dalla tesi: La Baraonda di Gerolamo Rovetta: contesto storico-politico ed analisi delle strutture narrative
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ed il 1875 vide la luce la Galleria Vittorio Emanuele II; tra il 1881 ed il 1921 la 
superficie edificata di Milano raddoppiò, antichi quartieri divenuti negli anni fatiscenti 
furono rasi al suolo per far posto ad ampie strade alberate e a lussuosi palazzi; furono 
ampliate le reti fognarie e idriche. 
Come venissero percepite queste trasformazioni in città lo raccontava Paolo Arcari 
mettendo in contrapposizione il punto di vista di due letterati molto stimati all’ombra 
della Madonnina: il nostro Gerolamo Rovetta, milanese acquisito dallo spirito 
progressista, e l’autoctono Emilio De Marchi, più legato alla Milano che fu: 
 
Non affrettatevi per questo a foggiarvi un Rovetta paladino di tutte le case che 
crollano, geloso della Pusterla dei Fabbri e delle Colonne di San Lorenzo, disposto 
a rimpiangere la Milano che scompare. […] Ha assistito anzi con piacere alle 
demolizioni che tennero dietro a quelle prime, preoccupato non di conservare non 
per il gusto degli archeologi, ma di ottenere il bene comune. “E’ certo – scriveva 
nell’articolo La scuola della strada pubblicato sul «Corriere della Sera» - che gli 
sventramenti dei quartieri più luridi e infetti giovano assai al risanamento igienico e 
morale e quindi al miglioramento della vita e dei costumi”. Emilio De Marchi, non 
meno sollecito certo del bene morale del suo Milanin Milanon, guardava invece con 
nervi in burrasca a quei famosi sventramenti, “l’è trii mes che fan tonina di cà de 
Milàn vèce: e picchen, sbatten giò camìn, sorès, finester, tòrr e tècc, grondaj”, e 
dileguare irreparabilmente “qui bei contradei, in drizz, in sbiess, cald d’inverno e 
frècc el mese d’Agost, qui streccioeur  cont in aria el lampadin che fava ombria”. La 
differenza nasce da ciò che Gerolamo Rovetta si è fatto milanese e che Emilio De 
Marchi era nato ambrosiano
7
. 
 
Sotto l’aspetto culturale Milano si presentava particolarmente vivace, fruttuosa e 
desiderosa di una rivoluzione collettiva del pensiero che potesse aprirle la strada verso 
le competitor europee. La città vantava una scena editoriale tra le più brillanti e 
concorrenziali d’Italia, grazie soprattutto alla presenza di grandi editori che nella città 
ambrosiana avevano deciso di fondare il proprio quartier generale (Hoepli, Treves, 
Sonzogno ecc.). «La città più città d’Italia»
8
 come la definiva Verga in un articolo 
                                                             
7
 Paolo Arcari, Un meccanismo umano: saggio di una nuova coscienza letteraria, Vol. I, L’Attività apprensiva, Libreria 
Editrice Milanese, Milano, 1909, p. 11. 
8
 Giovanni Verga, I dintorni di Milano, in Milano 1881, Milano, Ottino, 1881, p. 424; Cfr. Rosa, Il mito della capitale 
morale cit., p. 13.

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La Baraonda di Gerolamo Rovetta: contesto storico-politico ed analisi delle strutture narrative

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Informazioni tesi

  Autore: Giuseppe Marino
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lettere
  Corso: Filologia moderna
  Relatore: Martino Marazzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 163

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