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La lotta all'AIDS nel mondo arabo tra riconoscimento ufficiale e omertà: uno sguardo al caso siriano

Estratto della Tesi di Chiara Cianciulli

Estratto dalla tesi: La lotta all'AIDS nel mondo arabo tra riconoscimento ufficiale e omertà: uno sguardo al caso siriano
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1. La Sessualità 
 
1.1 Il matrimonio nel “dār al-Islām”  
 
 
L’espressione “diritto di famiglia” è ignota al diritto islamico. Le norme relative a questa 
materia sono infatti trattate singolarmente: “Del matrimonio” (nikāḥ), “Del dono nuziale” 
(mahr o ṣadāq
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), “Del ripudio” (ṭalāq) ecc. Il motivo di questa peculiarità è che il diritto 
di famiglia, come del resto tutto il diritto islamico, ha quali fonti principali il Corano e la 
tradizione profetica (ḥadīṯ e sunna). 
Per quanto riguarda i rapporti uomo- donna, l’Islam ha ritenuto legittima solo l’unione 
basata sul contratto del matrimonio. Qualsiasi rapporto al di fuori del matrimonio e del 
concubinato
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 è illecito
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 ed è definito zinā, ossia “fornicazione” e “adulterio”. A tal 
proposito si legga Cor. 17,32: “E non accostatevi alla fornicazione: è una turpidine e una 
                                                 
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 Definizione del “ṣadāq”: il termine ṣadāq ha un’unica radice con ṣadāqa, elemosina. Questo ha spinto 
Lévi- Strauss a scrivere che “la ṣadāqa significa nello stesso tempo elemosina, prezzo della fidanzata, 
giustizia e imposta”. In realtà il termine significa “dono” e può essere inteso allo stesso modo di mahr. 
Claude Lévi- Strauss, Les Structures élémentaires de la parenté, Paris: Presses Universitaires de France, 
1947, p. 74. 
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 Il diritto ad avere relazioni sessuali (istifrāš) con le schiave non sposate è illimitato per il padrone (se 
tuttavia egli possiede sia la madre che la figlia o due sorelle può scegliere solo una delle due per il proprio 
letto), secondo quanto stabilito a più riprese nel Corano stesso. Si legga ad esempio Cor. 4,25: “Chi di voi 
non avrà mezzi sufficienti per sposare donne libere e credenti, sposi, scegliendole fra le ancelle, delle 
fanciulle credenti; Dio conosce meglio la vostra fede e voi provenite gli uni dagli altri; sposatele dunque, 
col permesso dei loro padroni, e date loro onestamente la dote; che siano però caste, non libertine e no di 
quelle che si prendono degli amanti. Se però dopo sposate commettano una turpidine, s’abbiano metà della 
pena stabilita per le donne libere. Questo è detto per chi tema di far male; se però v’asterrete dal sposare 
ancelle, sarà meglio per voi; Dio è indulgente e misericorde”. Per approfondimenti sul concubinato, si veda 
Giorgio Vercellin, Istituzioni del mondo musulmano, Torino: Einaudi, 1996, pp. 157-159 e si confronti con 
Joseph Schacht, Introduzione al diritto musulmano, Torino: Edizioni della Fondazione Giovanni Agnelli, 
1995, pp. 170-176. 
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 Le relazioni proibite dall’Islam sono dettagliatamente elencate nel Corano, per esempio in Cor. 4,22-24: 
“E non sposate le mogli già sposate ai vostri padri, salvo quanto già è avvenuto: ché questo è una turpidine, 
un abominio, un abietto costume. V’è proibito prendere in sposa le vostre madri, le vostre figlie, le vostre 
sorelle, le vostre zie paterne e materne, le figlie del fratello e le figlie della sorella, le nutrici che vi hanno 
allattato, le vostre sorelle di latte, le madri delle vostre mogli, le vostre figliastre che sono sotto vostra 
tutela, figlie di vostre mogli con le quali abbiate avuto rapporti maritali (ché, se non avrete avuto con loro 
rapporti, non sarà peccato) e le legittime mogli dei vostri figli, i quali sono dei vostri lombi; e v’è proibito 
anche di prendere in moglie due sorelle insieme, salvo quanto sia già avvenuto; certo, Dio è pietoso e 
misericorde; e tutte le donne maritate vi sono anche interdette, escluse le ancelle in vostro possesso: questo 
è quanto Dio vi prescrive. Escluso tutto questo vi è permesso cercare spose dando loro in dote dei vostri 
beni, vivendo in castità e senza darvi al libertinaggio; e a quelle di cui godiate come spose date loro la dote 
come prescritto, anzi non sarà male che di comune accordo aggiungiate ancora qualcosa al prescritto; che 
certo Dio è saggio e sapiente”.

Estratto dalla tesi:

La lotta all'AIDS nel mondo arabo tra riconoscimento ufficiale e omertà: uno sguardo al caso siriano

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Informazioni tesi

  Autore: Chiara Cianciulli
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Libera Università degli Studi San Pio V di Roma
  Facoltà: Facoltà di Interpretariato e Traduzione
  Corso: Traduzione letteraria e traduzione tecnico-scientifica
  Relatore: Paola Pizzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 371

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