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La progettazione urbana partecipata: il caso Borgo Nuovo

Estratto della Tesi di Bruna Sardo

Estratto dalla tesi: La progettazione urbana partecipata: il caso Borgo Nuovo
La stigmatizzazione e la costruzione di un ghetto 
Il quartiere Borgo Nuovo nasce, come già illustrato precedentemente, con una 
serie di defezioni da parte dell’Amministrazione Pubblica, la quale razionalmente 
scelse di separarlo dalla città in quanto abitato da una popolazione colpita dal 
degrado sociale. In questo modo il controllo sul quartiere poteva effettuarsi al 
meglio, organizzandolo affinché fosse autonomo e dotato di presidi istituzionali e 
di un sistema viabilistico scollegato da quello della città. In questo modo il 
quartiere venne individuato come più congeniale allo sviluppo “popolare” e in 
particolare alla sistemazione del “sottoproletariato antiestetico” e improduttivo 
della città: la sua conformazione non è quella tipica delle periferie urbane fatte da 
enormi edifici, ma è tipica del villaggio di un tempo, con casette pianoterra e 
giardino/orto, un tentativo di arrestare il massiccio urbanesimo ritornando alle 
origini del villaggio rurale. Lo spazio di terra adibito alle casette doveva servire 
come mezzo per rieducare gli inoccupati alla coltivazione, in un contesto di vita 
sano. Il quartiere è chiuso anche dal punto di vista visivo: se non si è residenti ci si 
aggira nel cuore centrale del quartiere e si fatica a trovare l’uscita a causa della 
conformazione ortogonale delle sue strade; inoltre manca di una strada principale 
che lo colleghi agli altri quartieri della città. 
La modalità di costruzione delle abitazioni è una problematica che si somma al 
resto del disagio dei quartieri in genere: “l’alloggio sovvenzionato dallo Stato, sin 
dal suo nascere, ha una funzione riformatrice, viene pensato e realizzato come 
fosse uno strumento con cui insegnare la disciplina del vivere in comunità, i valori 
della civiltà, le regole igieniche e di comportamento, togliendo in tal modo ogni 
possibilità di interpretazione autonoma, di interrelazioni sociale, rendendo gli 
abitanti degli utenti passivi e disinteressati ”. Questa dichiarazione mi fa pensare 
22
alla metafora del Panottico usata da Foucault per ricollegare l’idea di base del 
23
 E. Ballini, Una città da abitare, p.125.
22
 Modello architettonico di penitenziario in cui è possibile sorvegliare tutti i detenuti allo stesso 
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tempo.
22

Estratto dalla tesi:

La progettazione urbana partecipata: il caso Borgo Nuovo

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Informazioni tesi

  Autore: Bruna Sardo
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Verona
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Antonia De Vita
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 82

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Parole chiave

partecipazione sociale
quartiere
edilizia popolare
mediazione sociale

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