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Le oreficerie di Vetulonia tra il tardo villanoviano e il periodo Orientalizzante

Estratto della Tesi di Costanza Innocenti

Estratto dalla tesi: Le oreficerie di Vetulonia tra il tardo villanoviano e il periodo Orientalizzante
20 
 
Le tecniche dell’oreficeria etrusca 
3.1. Lo studio delle tecniche orafe. 
Grazie al supporto dell’archeologia sperimentale e alla crescente attenzione 
rivolta da tecnici specializzati all’ambito disciplinare archeologico è stato 
possibile comprendere con maggior precisione la nascita e lo sviluppo delle 
tecniche orafe antiche, ambito nel quale l’oreficeria etrusca raggiunse un 
alto grado di specializzazione tecnica a partire dalla fine dell’VIII secolo 
a.C.  
Diversi sono i metodi di ricerca che sono stati adottati nello studio dei 
reperti originali etruschi. L’utilizzo del microscopio ottico ha permesso per 
esempio di osservare le tracce lasciate dagli arnesi sulla superficie 
metallica, ottenendo informazioni circa lo strumentario usato dagli orafi.
57
 
Il metodo della fluorescenza a raggi X, eseguito attraverso un procedimento 
non invasivo e per questo vantaggioso in termini di salvaguardia del 
manufatto, nonostante i suoi limiti ha fornito dati relativi alle composizioni 
delle leghe utilizzate.
58
 Un altro sistema prevede di confrontare le oreficerie 
antiche con copie moderne, quest’ultime eseguite tramite tecniche, materiali 
e strumenti che si supponeva fossero quelli propri degli orafi antichi. Questi 
metodi sono fondamentali per comprendere la storia delle tecniche orafe 
                                                        
57
 Le analisi effettuate direttamente su oreficerie etrusche rimangono limitate però a pochi casi: il 
metodo della fluorescenza a raggi X (si veda nota n. 58), per esempio, è stato utilizzato per lo 
studio dei manufatti provenienti dalle tombe Regolini-Galassi di Caere e Bernardini di Preneste: 
CRISTOFANI-MARTELLI 1983, p. 322 
58
 Attraverso le radiazioni emesse sull’oggetto in esame, i raggi colpiscono una superficie che 
presenta un’estensione di 2 cm
2
 e uno spessore di 5-30 millesimi di millimetro circa. I limiti di 
questo metodo sono principalmente due: il primo riguarda la conformazione della superficie 
metallica, che in pochi casi è perfettamente omogenea. Il secondo si riscontra nel fatto che 
determinate tecniche utilizzate dagli orafi presupponevano un arricchimento superficiale di rame, 
fornendo quindi informazioni non precise circa la composizione reale della lega utilizzata: è il caso 
della tecnica della granulazione a saldatura colloidale (si veda par. 3.3.5): ibidem., pp. 322-323 e 
nota n. 9

Estratto dalla tesi:

Le oreficerie di Vetulonia tra il tardo villanoviano e il periodo Orientalizzante

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Informazioni tesi

  Autore: Costanza Innocenti
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Storia e Tutela dei Beni Archeologici, Artistici, Archivistici e Librari
  Relatore: Luca Cappuccini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 173

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