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PrEP: lo stigma paradossale. L'esperienza del Milano Check Point

Estratto della Tesi di Claudio Ferrara

Estratto dalla tesi: PrEP: lo stigma paradossale. L'esperienza del Milano Check Point
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trasformare tramite il keying, un processo di “modulazione” delle stesse attività 
secondo contesti differenti. 
 
1.3 Teorizzare lo stigma: la spoiled identity  
In Stigma (Goffman, 1963), le logiche sociali che in Presentation erano 
analizzate come interazioni vengono viste nella forma di resistenze, frustrazioni e 
ostacoli alla presentazione del Self causati dalla stigmatizzazione. Qui, inoltre, 
vengono approfondite le strategie che l’individuo mette in pratica per contrastare i 
danni alla presentazione del Self e alla costruzione di un’accettazione di sé, e che 
possono portare a un’identità sociale “degradata”, come la definisce Bontempi nella 
sua nuova traduzione italiana (Goffman, 2018), una spoiled identity.  
Rifacendosi a una lunga tradizione per lo più sociopsicologica, e in particolare 
all’approccio psicologico alla disabilità fisica di Wright (Goffman, 1963, p. 147 
nota), Goffman definisce lo stigma come la condizione di un individuo che non viene 
considerato qualificato a una piena accettazione sociale. A partire da questa 
premessa, l’autore si dedica a dimostrare come lo stigma possa essere descritto da 
uno schema concettuale basato sulle “informazioni sociali”, ovvero le informazioni 
che l’individuo trasmette su se stesso attraverso messaggi diretti o indiretti.  
Come conseguenza delle categorizzazioni, la società stabilisce – in modo 
esplicito o implicito, normativo o inconscio – gli attributi che vengono considerati 
normali e naturali per i componenti di ogni categoria. L’identità sociale del gruppo 
di cui un individuo è percepito come membro diventa quindi una fonte di 
informazioni anche sulla sua presunta identità sociale individuale. Gli attributi 
diventano anticipatori di un’aspettativa che deve essere verificata: il carattere 
attribuito è quindi una un’identità sociale virtuale, mentre la categoria e gli attributi 
che l’individuo dimostra di possedere saranno la sua identità sociale reale. È quando 
viene disattesa l’aspettativa che l’individuo debba non solo sostenere la norma, ma 
anche metterla in pratica in quanto membro di un gruppo, che nasce il potenziale 
stigma. Alcuni segni che veicolano informazioni sociali, disponibili con più 
frequenza e stabilità, diventano simboli. Secondo Goffman, così come esistono gli 
status symbol possono esistere anche gli stigma symbol (ibid., p. 43): segni 
particolarmente efficaci nell’evidenziare discrepanze nell’identità sociale, che 
infrangono un’immagine complessiva altrimenti coerente. 
Per Goffman, infatti, il termine stigma e i suoi sinonimi celano una doppia 
prospettiva, secondo che la differenza del soggetto sia già conosciuta o percepibile

Estratto dalla tesi:

PrEP: lo stigma paradossale. L'esperienza del Milano Check Point

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Informazioni tesi

  Autore: Claudio Ferrara
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2019-20
  Università: Università Telematica "E-Campus"
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Scienze e tecniche psicologiche
  Relatore: Mario Pesce
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 82

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