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Moralità e religione nei cosiddetti "Scritti teologici giovanili" di Hegel

Estratto della Tesi di Francesco Cuccaro

Estratto dalla tesi: Moralità e religione nei cosiddetti "Scritti teologici giovanili" di Hegel
forza, dietro quel fulmine, attestata dalla nostra sensibilità dove, per l’appunto, 
tale forza  e  la  sua  manifestazione  vengono  inquadrate  entro  lo  schema  
causale - effettuale, ma nulla vieterebbe di pensare, al di là di ogni sperimentazio 
ne scientifica, ad un’entità metafisica che va creduta per fede e fiducia. Una 
nazione deve essere “illuminata”, vale a dire liberata da certe “convinzioni errate”, 
ma anche indotta ad accettare la “ragionevolezza” di una data credenza. Mi 
sembra che il filosofo tedesco non nasconda le perplessità alle quali può andare 
incontro il processo di rischiaramento ( in tedesco Aufklarung ), nel senso che, 
denunciando il carattere arbitrario e/o mistificatore di certe convinzioni, non ci si 
voglia liberare della “religione” e sconfinare così nell’agnosticismo e nell’ateismo.   
Anche il giovane Hegel si convince che una religione, degna del nome che porta, 
contenga sempre un nucleo di verità irriducibili perché razionali e universali, in 
quanto convengono a tutti gli uomini, ma che rischiano, con il tempo, di essere 
deformate. Tuttavia, egli non si illude sull’incapacità di una religione razionale ( e 
puramente astratta ) di trasformare moralmente un popolo e corroborarne lo 
spirito; come pure evidenzia — sotto probabili suggestioni di Herder — i limiti e 
una certa insufficienza del deismo tipico degli illuministi. La religione razionale 
può rendere l’uomo avveduto ma non migliore.      
Il giovane Hegel espleta anche questa constatazione : come mai si danno 
numerose religioni positive, dal momento che si può pervenire ad un’unica 
religione razionale che si basa su princìpi universali e, quindi, sufficiente a se 
stessa ? Si può formulare lo stesso interrogativo in un altro modo : come mai solo 
pochi uomini — i più saggi e non tutti — “riscoprono” i suddetti princìpi universa 
li, e perché mai urge la necessità in forza della quale le proposizioni più pure sono 
semplicizzate e collocate in un involucro più sensibile, se devono essere accettabi 
li per la sensibilità ? (18). Sulla base dell’esperienza Hegel constata come la 
religione popolare non sia la stessa cosa della religione secondo ragione teorizzata 
dal deismo settecentesco. Non è che le religioni positive debbano per forza esclude 
re la ragione ( questa è la posizione originale del filosofo di Stoccarda rispetto 
all’Illuminismo ) : devono richiamarsi, piuttosto, a credenze che esercitano la loro 
efficacia sulla vita e sull’agire e su usanze tramandate dalla tradizione, in quanto 
aventi pur sempre uno scopo edificatorio e civile nel consolidare una coesione na 
zionale.  
Compito dell’intelletto illuminato è il vagliare la religione oggettiva. Ma, come la sua forza non ha 
alcuna vera importanza quando si devono produrre il miglioramento degli uomini, l’educazione a 
grandi e forti pensieri,  a nobili sentimenti e ad una decisa autonomia, così anche il prodotto, la 
religione oggettiva, non ha gran peso a tali fini.  L’intelletto umano trova lusinghiero considerare 
sua opera il grande ed alto edificio della conoscenza di Dio, dei doveri umani e della natura. Esso 
ne ha certo fornito i materiali; ne ha tirato su la costruzione, continua sempre ad abbellirla e 
anche a farvi dei ghirigori; quanto più  vasta  e  complessa  é  la  costruzione  a  cui lavora tutta 
l’umanità, tanto meno é propria di ogni singolo. Chi copia soltanto questa costruzione generale, 
chi da essa raccoglie solo per sé, chi non costruisce in sé e da sé  una  sua  propria casetta per la 
sua abitazione, con tetto e pareti, dove stare del tutto a proprio agio, dove ha collocato a posto e 
18

Estratto dalla tesi:

Moralità e religione nei cosiddetti "Scritti teologici giovanili" di Hegel

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Informazioni tesi

  Autore: Francesco Cuccaro
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Marco Ivaldo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 199

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