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I frammenti papillari sulla scena criminis: identità dactiloscopica e valenza probatoria

Questo saggio è finalizzato ad approfondire l’attività compiuta dal personale della Polizia Scientifica, sia all’interno della scena del crimine, attraverso il sopralluogo tecnico, effettuato nell’immediatezza dei fatti, ai sensi dell’art. 354 C.P.P., in particolare, nella ricerca delle tracce riconducibili agli autori, sia successivamente, all’interno dei laboratori. Verrà approfondita l’attività di ricerca ed evidenziazione delle tracce di impronte papillari, sia visibili che latenti, approfondendo la branca criminalistica della dattiloscopia. L’elaborato è articolato in tre parti: nella prima parte di questo studio si analizzerà il locus commissi delicti, ovvero il luogo fisico in cui è stato commesso un reato o i luoghi immediatamente riconducibili ad esso soffermandoci sull’attività tecnica di sopralluogo. Detta attività, svolta da personale tecnico debitamente formato, consiste nella ricerca di tutte le tracce riconducibili all’attività delittuosa utili all’individuazione del reo. In particolare si farà riferimento al sopralluogo di Polizia Scientifica, effettuato seguendo una metodologia scientifica, nata nei primi anni del XX secolo grazie all’intuito del padre fondatore Salvatore Ottolenghi e sviluppatasi nel corso di tutto il secolo scorso sino ai giorni nostri. Lo sguardo si concentrerà sulla ricerca dei frammenti di impronte papillari presenti sul luogo del delitto, sulla evidenziazione delle impronte sia visibili che latenti e sul trattamento di queste ultime per esaltare la presenza delle creste papillari e assicurarle come elemento probatorio in sede di processo penale. La seconda parte di questo elaborato sarà incentrata sulla dattiloscopia, ovvero lo studio dei dermatoglifi presenti sui polpastrelli delle dita, sul palmo delle mani, e sulla pianta dei piedi, la loro formazione e l’importanza dei caratteri generali e speciali ai fini identificativi. Dopo un excursus storico, si approfondiranno i metodi di acquisizione, classificazione e archiviazione manuale delle impronte digitali che hanno accompagnato l’attività del dattiloscopista durante tutto il secolo scorso, per giungere all’avvento dell’informatizzazione dell’attività di segnalamento attraverso il sistema AFIS. La terza, ed ultima parte di questo studio, si occuperà dell’identificazione dattiloscopica e della c.d. attribuzione di identità di un frammento papillare rinvenuto sulla scena del crimine ad un determinato soggetto. L’attività tecnica di comparazione, non vuole e non può essere risolutiva o autosufficiente per un’indagine: una traccia repertata sul luogo di un reato, lega il soggetto che l’ha depositata alla scena, ma non necessariamente all’evento. Tutte le operazioni tecniche, finalizzate al riconoscimento di paternità del frammento stesso, vengono effettuate dal Dattiloscopista Giudiziario, una figura fondamentale, che si avvale, sì delle moderne strumentazioni per lo studio dell’impronta, ma è solo con la sua esperienza e con “l’occhio critico” che perviene all’attribuzione dell’identità. Sarà sempre suo compito, inoltre, all’interno dell’aula del Tribunale, in veste di Testimone Qualificato, illustrare il processo che lo ha condotto al c.d. Giudizio di Identità. I dermatoglifi presenti sui polpastrelli delle dita, sono per me, paragonabili ad un quadro d’autore; ognuno di noi ne possiede 10, vi possono essere delle riproduzioni nel mondo, ma mai perfettamente sovrapponibili, poiché le minuzie presenti, li rendono unici.
E’ questa loro unicità, studiata ed analizzata da diversi secoli, ed utilizzata per l’attribuzione dell’identità dattiloscopica, che li rende, sempre più spesso, la chiave di svolta nelle indagini giudiziarie: un’impronta papillare, utile ad un confronto dattiloscopico, dà garanzie di una identità incensurabile sotto il profilo scientifico.

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24 Capitolo II LA DATTILOSCOPIA Premessa Il secondo capitolo di questo elaborato sarà incentrato sulla dattiloscopia, ovvero lo studio dei dermatoglifi presenti sui polpastrelli delle dita, sul palmo delle mani, e sulla pianta dei piedi, la loro formazione e l’importanza dei caratteri generali e speciali ai fini identificativi. Dopo un excursus storico, si approfondiranno i metodi di acquisizione, classificazione e archiviazione manuale delle impronte digitali che hanno accompagnato l’attività del dattiloscopista durante tutto il secolo scorso, per giungere all’avvento dell’informatizzazione dell’attività di segnalamento. 2.1 Cenni Storici Con il termine dattiloscopia s. f. [comp. di dattilo- e -scopia] si intende “la rilevazione e studio della conformazione e dei caratteri con cui si presentano le linee rilevate della cute (creste cutanee papillari, o dermatoglifi), soprattutto ai polpastrelli delle dita: poiché tali creste (come in genere quelle della palma della mano e della pianta del piede) sono ben evidenti e diverse da individuo a individuo, rimanendo costanti per tutta la vita, il loro esame, attraverso le impronte digitali, è normalmente utilizzato per l’identificazione personale a fini giudiziari”. 33 L’identificazione di una persona, sia vivente che cadavere, ha rappresentato nel corso della storia, un’esigenza volta soprattutto a controllare i soggetti pregiudicati e recidivi. In alcuni paesi europei, fino all’800, per il riconoscimento delle persone, era in uso la pratica della marchiatura a fuoco o del tatuaggio per identificare i delinquenti. 33 Fonte: www.treccani.it/vocabolario/dattiloscopia/ consultato il 10 agosto 2022

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Informazioni tesi

  Autore: Alessandra Santangelo
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2022-23
  Università: Università degli Studi Guglielmo Marconi
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Scienze dei servizi giuridici
  Relatore: Marzia Rossi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 77

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Parole chiave

polizia scientifica
dattiloscopia
impronte digitali
scena del crimine
sopralluogo tecnico
identità dattiloscopica
frammenti papillari

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