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L'Istituto dell'Esdebitazione e la Tutela Creditorum

Informazioni tesi

  Autore: Chiara Ferretti
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2020-21
  Università: Università Telematica Pegaso
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Scienze dell'economia
  Relatore: Raffaella Ortolani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 78

Quando si parla di esdebitazione, si intende indicare un nuovo istituto introdotto all’interno della procedura fallimentare ad opera del D.lgs. n. 5 del 9.1.2006, con il quale si è concesso al fallito sovraindebitato di ottenere il beneficio della liberazione dai debiti residui, non soddisfatti attraverso la liquidazione dell’attivo fallimentare.
Prima della suddetta riforma, la precedente normativa, rappresentata dalla riabilitazione civile, era orientata verso un sistema meramente sanzionatorio. Mentre tale concezione ora non sembra più adatta al nuovo contesto economico, il quale, tra l’altro, considera il fallimento come come fisiologico, né con la tutela dei diritti fondamentali della persona. Questo beneficio viene così inteso come un premio concesso al debitore, il quale può ora ottenere “l’inesigibilità dei crediti non soddisfatti integralmente al momento della liquidazione dell’attivo fallimentare”. Da un punto di vista normativo, gli articoli che lo regolano sono artt. 142, 143, 144 della l.f.
In particolare, la disposizione di cui all’art. 142 detta le condizioni e i presupposti in base ai quali è possibile accedere alla liberazione dei debiti residui: il primo comma precisa che la concessione del beneficio può spettare soltanto al soggetto “fallito persona fisica”. Si mira, in tal senso a favorirne il suo reinserimento nel mondo del lavoro.
Per effetto poi delle varie riforme intervenute, tra cui la Legge n. 3 del 27/01/2012 recante “Disposizioni in materia di usura e di estorsione, nonché, di composizione della crisi da sovraindebitamento”, e con il D.L. n. 83/2015, tra i soggetti ammessi a godere di tale beneficio rientrano a pieno titolo il debitore imprenditore individuale che non sia soggetto a fallimento, il debitore civile e il consumatore. Queste riforme sempre ai fini dell’adeguamento agli altri ordinamenti europei.
L’esigenza, quindi, di far conseguire un recupero immediato e di preservare l’attività economica del debitore, così da consentirgli un nuovo inizio una volta azzerate tutte le posizioni debitorie, vale anche per il debitore imprenditore persona fisica non soggetto a fallimento e per il debitore civile o consumatore, considerato che, anche questi ultimi, al pari del fallito, possono, attraverso un nuovo inizio, contribuire allo sviluppo dell’economia.
Sempre ai sensi del primo comma dell’art. 142 l.f. possono godere del beneficio dell’esdebitazione i soggetti falliti persona fisica i quali abbiano cooperato con gli organi della procedura, fornendo tutte le informazioni e la documentazione utile all’accertamento del passivo e adoperandosi per il proficuo svolgimento delle operazioni e non abbiano in alcun modo ritardato o contribuito a ritardare lo svolgimento della procedura.
Con l'art. 143 viene regolato in maniera dettagliata come avviene e si svolge un procedimento di esdebitazione.
E’ previsto, quindi, che il procedimento possa svolgersi assieme al procedimento di chiusura del fallimento, e la pronuncia di esdebitazione può essere emessa unitamente al decreto con il quale si chiude il fallimento.
Una volta, quindi, fatta richiesta di esdebitazione, si apre una fase istruttoria nella quale il tribunale ha il compito di verificare la sussistenza di tutti i presupposti. Durante tale fase è obbligatoria poi l’assunzione del parere del curatore e del comitato dei creditori.
Si conclude rilevando che il Tribunale, in composizione collegiale, conclusa l’istruttoria, emette un decreto motivato (art. 737 c.p.c.), che dichiara l’inesigibilità dei crediti non soddisfatti integralmente.
Meritevole di attenzione è l’aver previsto l’introduzione di misure di allerta, che consentono alle imprese sane di ristrutturarsi in una fase precoce, volte alla tempestiva rilevazione degli indizi di crisi dell’impresa e alla sollecita adozione delle misure più idonee alla sua composizione, evitando situazioni di trascinamento dei debiti che conducono a situazioni di insolvenza irreversibile.

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  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2020-21
  Università: Università Telematica Pegaso
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5 CAPITOLO I: L’ESDEBITAZIONE 1.1 La natura dell’istituto e la sua evoluzione nell’ordinamento italiano L’istituto della Esdebitazione è stato introdotto nel nostro sistema normativo con il d.lgs. n.5/2006 andando a riformare la precedente legge fallimentare, con la finalità di liberare il fallito dai debiti residui al termine della nuova procedura. Questo istituto ha sostanzialmente sostituito il precedente storico rappresentato dalla riabilitazione civile. Prima di tale riforma nel nostro ordinamento, infatti, tale “riabilitazione” si proponeva di reinserire nuovamente il debitore-fallito nella società, eliminando tutte le personali 1 conseguenze che seguivano il fallimento ai sensi dell’art.50 come previsto nella precedente legge fallimentare 2 : si otteneva, in sostanza, la cancellazione del nome del fallito dal registro apposito, oltre alle incompatibilità previste. Era però necessario, trattandosi di un effetto non automatico nella procedura concorsuale, che il fallito o i suoi eredi presentassero istanza per la concessione della cosiddetta “riabilitazione civile” e il provvedimento veniva emesso al termine del procedimento in camera di consiglio 3 , dopo aver sentito il pubblico ministero. Anche se apparentemente l’istituto della riabilitazione civile poteva sembrare un beneficio a favore del fallito, è opportuno ricordare che si trattava di un sistema fallimentare con finalità manifestamente punitive nei confronti del soggetto della procedura fallimentare. Infatti, l’organo giudicante non era proiettato alla ricerca e determinazione dei presupposti che avrebbero avvicinato il debitore-fallito alla possibilità di riabilitarsi ma 1 Paluchowsky, Pajardi, Manuale di diritto fallimentare, Milano, 1993, 726. 2 art.50 Legge Fallimentare. Articolo abrogato dal D.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5.: Nella cancelleria di ciascun tribunale è tenuto un pubblico registro nel quale sono iscritti i nomi di coloro che sono dichiarati falliti dallo stesso tribunale, nonché di quelli dichiarati altrove, se il luogo di nascita del fallito si trova sotto la giurisdizione del tribunale. Le iscrizioni dei nomi dei falliti sono cancellate dal registro in seguito a sentenza del tribunale. 3 Ghia, L’esdebitazione. Evoluzione storica, profili sostanziali, procedurali e comparatistici, Milano, 2008, 127

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Parole chiave

insolvenza
fallimento
debiti
esdebitazione
codice della crisi

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