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La gestione dei beni confiscati alla criminalità organizzata

Informazioni tesi

  Autore: Gabriele Alessandro
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Riccardo  Ursi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 229

Il tema della gestione dei beni confiscati alla criminalità organizzata, nell'ambito di un autonomo "diritto amministrativo dell'emergenza criminale", trae legittimazione dal "diritto penale di prevenzione", nell'ambito del quale, il sequestro e la confisca di prevenzione, costituiscono i principali strumenti penali di intervento, così come introdotti dalla "legge Rognoni-La Torre", finalizzati a contrastare le economie criminali.
La materia si è organicamente sistemata con il d.lgs. n. 159/2011 (avente ad oggetto il c.d. "codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione"), successivamente novellato dalla legge n. 161/2017. Dal punto di vista organizzativo, l'innovazione più significativa del 2011 è l'istituzione di un'autorità amministrativa di settore, denominata Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Essa, nell'ottica di una costante cooperazione con l'autorità giudiziaria di prevenzione, svolge un ruolo di primaria importanza non soltanto nella gestione dei beni di provenienza mafiosa, successivamente confiscati a titolo definitivo, ma anche nella valorizzazione degli stessi al fine di reimpiegarli, all'interno del circuito economico-legale, così da dare loro una nuova vita venendo impiegati per finalità istituzionali o per usi sociali.

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  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Palermo
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  Lingua: Italiano
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4 INTRODUZIONE Il presente lavoro si prefigge l’obiettivo di tracciare un primo quadro definitorio della problematica attinente alla gestione dei beni confiscati alla criminalità organizzata, che negli ultimi tempi ha assunto una importanza sempre più dirompente sia nella prassi giudiziaria che alla luce della stratificazione normativa emersa sul punto. Infatti, in considerazione delle molteplici connessioni che da questo tema si diramano verso il c.d. “diritto penale della prevenzione”, si nota che l’espansione del fenomeno criminale nella società contemporanea, benché in modo diverso nel contesto nazionale, ha ricevuto ormai ampio e consolidato riscontro nella letteratura specialistica, sia squisitamente criminologica che sul versante sociologico. Essa, ha progressivamente analizzato gli aspetti di maggiore interesse in questo ambito, incentrando buona parte delle proprie energie interpretative anche nell’esame degli effetti scaturenti dalla globalizzazione economica la quale, favorendo la circolazione dei beni, delle persone e dei capitali (già primariamente garantiti dal diritto dell’Unione Europea con un’autonoma disciplina legislativa di diritto primario), offre al contempo nuove occasioni volte alla possibile acquisizione di risorse economiche in modo illecito. Da questo punto di vista, il grado di pericolosità ed offensività delle organizzazioni criminali di stampo mafioso, non dipende soltanto dalla loro capacità di controllo delle attività illecite, ma anche dalla elevata propensione al controllo e al “governo” dei mercati e dei territori in cui tende a penetrare, interferendo anche nei confronti dell’azione amministrativa delle pubbliche amministrazioni. Per fare questo, si deve registrare un esponenziale incremento della corruzione quale metodo di regolazione dei rapporti distorti tra le imprese e le amministrazioni pubbliche, in evidente violazione delle regole fondamentali della legalità e dell’imparzialità poste a presidio dell’azione dei pubblici poteri.

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