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La riparazione per l'ingiusta detenzione

Informazioni tesi

  Autore: Gerardo Bilotta
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2019-20
  Università: Università degli Studi di Perugia
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Carlo Fiorio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 181

Disciplinata dagli artt. 314 e 315 c.p.p., la riparazione per l'ingiusta detenzione trova il proprio fondamento costituzionale nei princìpi di inviolabilità della libertà personale e di non colpevolezza dell'imputato sino alla condanna definitiva, di cui rispettivamente agli artt. 13 e 27 Cost., nonché nel comma 4 dell'art. 24 Cost., ai sensi del quale «la legge determina le condizioni e i modi per la riparazione degli errori giudiziari». In ossequio ai suddetti princìpi, l'ordinamento prevede uno specifico rimedio all'ingiusta detenzione sofferta a titolo di custodia cautelare, volto a compensare, in chiave solidaristica, gli effetti pregiudizievoli patiti dal soggetto che sia stato vittima di un'indebita restrizione della propria libertà personale.
La detenzione è ingiusta ogniqualvolta, in un momento successivo alla sua esecuzione, essa risulti contra ius: ne deriva che il rimedio in questione predisposto dall'ordinamento si concretizza in uno strumento indennitario da atto lecito, finalizzato a compensare le ricadute sfavorevoli, di natura sia patrimoniale che non patrimoniale, generate dalla privazione della libertà personale. La «vittima» del processo vanta, quindi, un vero e proprio diritto soggettivo nei confronti dello Stato, ponendosi rispetto ad esso in qualità di creditore di una prestazione di natura economica che sia idonea, se non a cancellare, quantomeno ad alleviare le sofferenze che questi abbia patito. Il legislatore ha previsto, all'art. 314 c.p.p., due diverse fattispecie generatrici del diritto alla riparazione: la prima, detta ingiustizia «sostanziale», si configura ogniqualvolta il provvedimento restrittivo della libertà, legittimamente disposto, si sia rivelato, sulla base di una valutazione ex post, non dovuto in virtù di un accertamento, attestato in una sentenza di assoluzione conclusiva dell'iter processuale, dell'estraneità dell'imputato in ordine ai fatti contestatigli; si ha invece ipotesi di ingiustizia «formale» nel momento in cui, con decisione irrevocabile, risulti accertato che il provvedimento de libertate sia stato adottato ovvero mantenuto in violazione delle condizioni di applicabilità delle misure cautelari, previste agli artt. 273 e 280 del codice di rito. La disciplina dell'istituto riparatorio rappresenta, quindi, un sistema di chiusura collocato all'interno delle dinamiche inerenti ai rapporti tra i diritti del cittadino ed i poteri coercitivi dello Stato, volto a porre rimedio all'inesatta amministrazione della giustizia a fronte di un'indebita compressione di un diritto costituzionalmente garantito quale la libertà personale e che - rappresentando un rimedio configurabile quale conseguenza legale dell'ingiusta detenzione - prescinde del tutto da qualsivoglia valutazione circa l'illiceità civile o penale del comportamento dell'organo della magistratura, quindi dall'accertamento del dolo o della colpa del magistrato nell'esercizio della sua attività funzionale.

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  Autore: Gerardo Bilotta
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2019-20
  Università: Università degli Studi di Perugia
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Carlo Fiorio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 181

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1 INTRODUZIONE Disciplinata dagli artt. 314 e 315 c.p.p., la riparazione per l’ingiusta detenzione trova il proprio fondamento costituzionale nei princìpi di inviolabilità della libertà personale e di non colpevolezza dell’imputato sino alla condanna definitiva, di cui rispettivamente agli artt. 13 e 27 Cost., nonché nel comma 4 dell’art. 24 Cost., ai sensi del quale «la legge determina le condizioni e i modi per la riparazione degli errori giudiziari». In ossequio ai suddetti princìpi, l’ordinamento prevede uno specifico rimedio all’ingiusta detenzione sofferta a titolo di custodia cautelare, volto a compensare, in chiave solidaristica, gli effetti pregiudizievoli patiti dal soggetto che sia stato vittima di un’indebita restrizione della propria libertà personale. La detenzione è ingiusta ogniqualvolta, in un momento successivo alla sua esecuzione, essa risulti contra ius: ne deriva che il rimedio in questione predisposto dall’ordinamento si concretizza in uno strumento indennitario da atto lecito, finalizzato a compensare le ricadute sfavorevoli, di natura sia patrimoniale che non patrimoniale, generate dalla privazione della libertà personale. La «vittima» del processo vanta, quindi, un vero e proprio diritto soggettivo nei confronti dello Stato, ponendosi rispetto ad esso in qualità di creditore di una prestazione di natura economica che sia idonea, se non a cancellare, quantomeno ad alleviare le sofferenze che questi abbia patito. Il legislatore ha previsto, all’art. 314 c.p.p., due diverse fattispecie generatrici del diritto alla riparazione: la prima, detta ingiustizia «sostanziale», si configura ogniqualvolta

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Parole chiave

misure cautelari
codice di procedura penale
errore giudiziario
riparazione per ingiusta detenzione
cosa giudicata in materia penale
riparazione dell'errore giudiziario
artt. 314 e 315 c.p.p.
responsabilità da atto lecito
inviolabilità della libertà personale
indagato e imputato nel processo penale

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