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Immunoterapia oncologica mediante cellule CAR-T

Informazioni tesi

  Autore: Davide Carbonaro
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
  Corso: Scienze biologiche
  Relatore: Barbara Majello
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 69

L'immunoterapia oggi costituisce una delle strategie più promettenti e indicate per la cura contro il cancro, basata su un principio fondamentale, nonché geniale: sfruttare le nostre stesse armi, il nostro sistema immunitario, educandolo, istruendolo, attraverso tecniche di ingegneria genetica, in maniera tale da donargli la capacità di poter riconoscere le cellule tumorali dilaganti nel nostro organismo e neutralizzarle seduta stante. Uno degli approcci più sofisticati passa per la modificazione genetica dei nostri linfociti T che, opportunamente estratti dal sangue periferico del paziente e purificati, vengono dotati di un recettore antigenico chimerico (CAR) che permetta il riconoscimento di uno specifico antigene (molecola bersaglio) presente sulla superficie delle cellule maligne e l'attivazione di una serie di risposte a valle tanto efficaci da portare all'uccisione delle cellule tumorali stesse. Tuttavia, le cellule CAR-T, se eccedenti rispetto alla dose di somministrazione consentita e stabilita mediante rigidi protocolli, possono condurre all'insorgenza di una sindrome di rilascio da citochine (CRS); alla luce di tale effetto collaterale che, se non gestito, può portare anche alla morte del paziente e nell'ottica di un potenziamento della sicurezza della tecnica, il team di ricerca dell'Ospedale Pediatrico "Gesù Bambino" di Roma ha sviluppato una strategia in base alla quale, all'interno del costrutto genico CAR, viene aggiunto un gene suicida (il gene Caspasi 9 inducibile) in grado di innescare, per l'appunto, su somministrazione di una "droga dimerizzante" (AP1903), il suicidio programmato delle CAR-T nel caso in cui sfuggano al controllo dei medici. L'approccio rivoluzionario ha riscontrato enormi successi nella cura dei tumori del sangue (leucemie, linfomi etc.) e non si esclude che in un futuro non tanto lontano possa essere applicato anche per stanare i neuroblastomi e alcuni tumori cerebrali, anche molto aggressivi.

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  Anno: 2017-18
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  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 69

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1 INTRODUZIONE ED OBIETTIVI Con il concetto di terapia genica (in inglese Gene Therapy) oggi s’intende, in un’accezione generale, l’inserimento e/o inserzione di materiale ereditario (geni) all’interno di specifiche cellule bersaglio con l’intento di poter principalmente curare malattie genetiche ereditarie e non solo (in altri termini, condizioni patologiche). La procedura d’inserimento è nota agli “addetti del settore” con il termine di trasfezione. Per altre patologie, invece, siamo interessati a voler uccidere in maniera mirata le cellule malate responsabili della condizione di malessere, come nel caso del cancro e di diverse patologie dovute a una proliferazione incontrollata di cellule divenute, a causa di quest’ultima, anormali e, a tal scopo, modifichiamo geneticamente le cellule del sistema immunitario del paziente, come i linfociti T oppure le cellule Natural Killer, impartendo loro un preciso ordine: neutralizzare le cellule tumorali; è necessario precisare che l’oggetto della tesi verterà, infatti, solo su uno specifico aspetto della terapia genica: la terapia genica mediante cellule CAR-T, 1 l’ultima frontiera della immunoterapia, che sarà descritta approfonditamente nei successivi paragrafi di questo progetto di tesi bibliografica, lasciando ad altri testi e/o manuali ben più appropriati, idonei e completi la trattazione delle altre innumerevoli applicazioni della suddetta terapia e che in questa sede saranno solo brevemente citate e riassunte. Essenzialmente, grazie al supporto, ora più che mai indispensabile, della terapia genica, è possibile oggi introdurre copie corrette e funzionali di un possibile gene all’interno di una specifica cellula, appartenente a un tessuto o ad un organo, che, ovviamente, ci aspettiamo che presenti nel proprio genoma entrambe le copie del gene in questione malate e/o difettive; in tal modo, si compie una vera e propria sostituzione, trasferendo, di fatto, la versione funzionale e/o ottimale del gene e rimediare al danno da esso causato; in questo modo, si opera un intervento direttamente sulla radice della patologia che vogliamo debellare, quindi sulla causa della patologia stessa, anziché andare a curarne solo gli effetti come gli approcci di talune terapie tradizionali intendono operare e che si prefigurano, tuttavia, come degli interventi meramente palliativi per il paziente. Correggere il codice genetico degli esseri umani, applicando i principi dell’ingegneria genetica, al fine di migliorare le loro condizioni di salute è, quindi, diventata la nuova sfida ed il nuovo obiettivo del XXI secolo che forse un giorno permetterà, a costi 1 Srivastava S., Riddell S.R. (August 2015), "Engineering CAR-T cells: Design concepts", Trends in Immunology. 36 (8): 494–502.

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Parole chiave

leucemia linfoblastica acuta
recettore antigenico chimerico
separatore cellulare
gene casp9
franco locatelli
vettori retrovirali
ospedale pediatrico gesù bambino
sindrome di rilascio da citochine (crs)
gene suicida

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