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La Diversity nel Board: analisi dell'impatto sulla performance aziendale nella Zona Euro

Informazioni tesi

  Autore: Luca Facciolo
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2018-19
  Università: Libera Univ. Internaz. di Studi Soc. G.Carli-(LUISS) di Roma
  Facoltà: Impresa e Management
  Corso: Gestione d'impresa
  Relatore: Barbara Sveva Magnanelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 103

Questo elaborato si pone l'obiettivo di studiare empiricamente l'impatto che la diversity nei consigli di amministrazione ha avuto, nell'ultimo decennio, sulla performance delle imprese europee.
Una tematica oggetto di numerose discussioni e ricerche, spinte dal notevole incremento legislativo degli ultimi anni, finalizzato ad aumentare il livello di diversità nelle organizzazioni e nei Cda, in particolare regolando il numero minimo di donne presenti nei board.
La tesi analizza in primo luogo la diversity, i suoi fondamenti teorici, i risvolti positivi e negativi, quindi il "diversity management" necessario per una corretta gestione della diversità per ottenere i vantaggi che ne derivano.
In secondo luogo approfondisce le principali misure legislative Europee volte a stabilire una quota minima di donne nei Cda, studiandone le principali differenze ed il loro impatto sulla performance delle imprese.
Il quadro dell'analisi viene inserito e comparato con i risultati delle numerose ricerche degli ultimi anni, facendo un approfondito studio dei principali contributi teorici, mostrando come ancora oggi non vi sia uniformità di risultati tra gli studiosi, nel dimostrare l'impatto della diversity sulle imprese.
In virtù di ciò l'ultimo capitolo si propone di dare un contributo alla letteratura, verificando empiricamente, tramite un'analisi statistica, che per far sì che la gender diversity abbia un impatto positivo sulla performance delle imprese, questa deve essere gestita correttamente, rispettando il prioritario obiettivo, dettato anche dai recenti aggiornamenti dei Codici di Autodisciplina, di assicurare adeguate competenze e professionalità, garantite da un livello di formazione elevato, e non inserire donne nei Cda con l’unico fine di rispondere ad esigenze normative di una quota minima di amministratrici (golden skirts effect).
L'analisi statistica si basa su una regressione lineare multipla, sviluppata con tre ipotesi, volte a testare l'impatto: del numero di donne nei Cda, del livello di formazione degli amministratori nei Cda, e l'effetto congiunto delle due variabili.

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  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2018-19
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  Corso: Gestione d'impresa
  Relatore: Barbara Sveva Magnanelli
  Lingua: Italiano
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2 INTRODUZIONE Uno dei temi più dibattuti ed analizzati in questo periodo è l’introduzione di una quota minima di presenza femminile nei consigli di amministrazione delle imprese, e l’impatto che l’inserimento di un numero maggiore di amministratrici può avere sull’attività del board e sulle performance delle imprese. Infatti negli ultimi quindici anni una delle questioni politiche e sociali più centrali per molti Paesi dell’Unione Europea è stata la disparità di uguaglianza tra uomo e donna sul lavoro, a cui si è cercato di porre rimedio tramite l’attuazione di numerose misure legislative finalizzate ad incrementare la presenza del genere femminile nei consigli di amministrazione delle imprese. Più specificatamente a partire dalla normativa della Norvegia del 2003 che imponeva l’introduzione di una quota minima di amministratrici entro tre anni, in Europa molti Stati hanno sviluppato iniziative legislative vincolanti (Italia, Germania, Francia) o volontarie (Regno Unito, Spagna) per aumentare la percentuale di donne nei CDA delle imprese. A distanza di pochi anni si può affermare che le normative hanno raggiunto il loro scopo, visto il notevole incremento della presenza femminile nei board delle imprese quotate Europee (come riportano i dati della Consob e dell’European Institute for Gender Equality 1 ). Se da un lato però una quota minima di presenza sembra essere stata raggiunta, dall’altro una conclusione univoca sull’influenza e sull’impatto che tutto ciò ha avuto sull’attività dei consigli di amministrazione e sui risultati delle imprese ancora non è stata trovata. L’improvviso e repentino sviluppo di misure legislative ha generato di pari passo un rapido incremento di contributi teorici e analisi empiriche, finalizzate allo studio degli effetti di ciò che viene definito “Gender diversity”, sullo svolgimento dei ruoli dei consigli di amministrazione e sulle performance delle società. Da una revisione della letteratura è facilmente constatabile che le evidenze ottenute sono molto varie e spesso contrastanti, ai lavori che riscontrano degli effetti positivi si contrappongono altrettante analisi che dimostrano un impatto negativo o non significativo. Questa tesi prende parte al dibattito appena descritto, tramite un’analisi che vuole approfondire l’impatto della diversità di genere nei consigli di amministrazione sui risultati dell’impresa. Per farlo sono stati raccolti dati quantitativi su 212 società quotate dell’EU-28, e qualitativi sui relativi consigli di amministrazione e sui rispettivi membri. In particolare si sono raccolti dati finanziari (Tobin’s q, Roa, Roe, Totale attività, ecc.), e dati individuali sugli amministratori (sesso, nazionalità, età, livello di formazione e di istruzione, ecc.) per l’anno 2018. 1 Vedi le successive figure 11 e 12.

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Parole chiave

cda
diversity management
diversity
gender diversity
agency theory
board diversity
golden skirts effect
critical mass theory
double-edge sword

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