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Leader al femminile: nel nuovo ''marketing'' c'è spazio per un linguaggio declinabile al femminile, che esalti l'essere della donna, anzichè il suo apparire? Perchè ogni donna si lasci alle spalle il pregiudizio secondo cui realizzarsi sul lavoro significa imitare gli uomini o essere perdente e possa arrivare ad avere successo, restando se stessa.

Declinare il linguaggio al femminile si può, negare l'esistenza dei due generi (maschile e femminile) usando esclusivamente quello maschile a vantaggio di una "neutralità" che in natura non esiste, è la pratica errata che ha generato stereotipi e pregiudizi. Il marketing e nello specifico la propaganda pubblicitaria molto spesso fa uso e abuso del "femminile" usando i corpi di donne come "merce e oggetto di scambio", puntando sulla mortificazione e l'umiliazione a vantaggio di un mercato legato a radicati stereotipi che inducono l'autore del messaggio a generare sempre stimoli di tipo erotico sessuale. La mia posizione, esplicitata nella tesi, è in forte contrasto con questo genere di "vendita", si pone piuttosto a rivendicare il diritto della donna ad essere corpo e non ad avere corpo (se sono corpo, o anche corpo, non posso venderlo, se esso è invece visto e considerato come "oggetto posseduto", viene slacciato dalla donna stessa e ritenuto "commerciabile" dunque vendibile e appetibile. Tutta la pubblicità, o quasi tutta, ha in sè messaggi, più o meno espliciti che richiamano la "mercificazione" del corpo femminile. Contro questa "pratica disumana e offensiva" mi batto attraverso il mio dire e la mia prassi quotidiana.

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Introduzione: NEL NUOVO "SPAZIO" LINGUISTICO ITALIANO, C'E' SPAZIO PER IL LINGUAGGIO AL FEMMINILE? Lo spazio è una categoria umana, è dunque un luogo e i luoghi si "praticano", si frequentano, si abbandonano. Nei luoghi si ritorna o li si lascia per sempre. Esiste uno spazio per il genere femminile nel linguaggio italiano? Esiste un modo per declinare al femminile le parole? Esiste un uso della lingua italiana nel rispetto dei generi? Abbiamo bisogno di parlare, ma nel parlare c'è più del bisogno, c‟è amicizia, desiderio, intelligenza, ricerca del senso. L'oscuramento linguistico della figura professionale e istituzionale femminile ha come conseguenza la sua non-comunicazione e, in sostanza, la sua negazione. Di fronte allo scollamento sempre più evidente tra il flusso continuo di parole che invade lo spazio pubblico e la concreta quotidiana esperienza delle nostre vite, desidero proporre, attraverso il seguente lavoro, di tornare a riflettere sul linguaggio oggi. La lingua ha le sue regole che vanno rispettate, ma ci offre un‟ampia gamma di possibilità e di scelta nell‟uso delle parole, sta a noi decidere con quali rappresentare noi stesse e la realtà che ci circonda. Le parole hanno un genere preciso: maschile o femminile, il neutro non esiste, ogni persona ha la libertà e la responsabilità di decidere se rappresentare un mondo tutto al maschile, mono colore, nascondendo quindi la presenza delle donne, o se dare della realtà la giusta immagine: una miscellanea di colori. Il linguaggio ha una forte potenzialità comunicativa, deve avere un approccio dinamico nel rappresentare una realtà in continuo mutamento ed essere coerente nella scelta e nell‟uso del genere.

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Informazioni tesi

  Autore: Anna Pascuzzo
  Tipo: Tesi di Master
Master in Lavoro, Famiglia e Leadership Femminile
Anno: 2009
Docente/Relatore: Ercolano Adele
Istituito da: Università Europea di Roma e l'Istituto di Studi Superiore sulla Donna
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 62

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Parole chiave

battaglie dell'udi e di anna pascuzzo
diritti delle donne
lavoro femminile e conciliazione
letteratura femminile
linguaggio declinato al femminile
pari opportunità
propaganda lesiva verso le donne
pubblicità offensive
pubblicità sessista
sfruttamento femminile

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