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Teoria e applicazione delle scienze pragmatiche ad un copione cinematografico: 1957, ''La parola ai giurati''

L’oggetto principale di questa tesi è la pragmatica, quel ramo della linguistica che si occupa del rapporto tra parlanti e segni. Si tratta di una materia di studio molto interessante che mi ha incuriosita perché ogni qualvolta intratteniamo una conversazione con qualcuno, agiamo in maniera inconsapevole, ma spesso nelle nostre parole si nascondono forme più o meno di cortesia, oppure, spesso, quello che realmente vogliamo dire viene camuffato sotto forma di atto indiretto.
Nel primo capitolo di questo lavoro si parte, quindi, da una differenziazione tra sintassi, semantica e pragmatica, per poi passare all’analisi delle diverse posizioni a riguardo, quella semanticista, quella complementarista e quella pragmaticista, così come ai tre diversi approcci che nel tempo si sono formati, quello della filosofia del linguaggio, dove troviamo studiosi del calibro di Wittgenstein, Austin e Strawson, l’approccio francese, con Ferdinand de Saussure, e l’approccio tedesco, con Marty, Reinach, e Büler.
Vengono quindi introdotte diverse definizioni di pragmatica, tra cui quella di Morris, vista come necessario completamento della sintassi e della semantica, quella di Katz e Fodor, ma anche quella di Levinson.
Sempre nel primo capitolo ci si concentra sull’approccio alla disciplina più importante, ovvero quello della filosofia del linguaggio, comprendente le funzioni proprie del linguaggio, ossia quella allocutiva, attributiva, e referenziale.
Il secondo capitolo è incentrato, invece, su tutte le teorie degli atti linguistici. Vi è quindi una prima parte in cui viene introdotta la definizione di atti linguistici, per poi passare all’analisi del lavoro di tutti i filosofi del linguaggio che hanno effettuato studi in questo campo. Tra questi troviamo Frege con la sua teoria sul significato, analizzabile attraverso tre diverse componenti, ossia senso, tono e forza. Il secondo studioso analizzato è Wittgenstein, il quale elabora la teoria raffigurativa del linguaggio. A seguire troviamo poi Austin, il quale individua una differenza tra atti constativi e atti performativi, per passare poi alla sua tassonomia degli atti, che ne comprende cinque diversi tipi. Un altro filosofo del linguaggio che proprio come Austin individua una tassonomia delle diverse tipologie di atti è Searle, il quale però introduce anche la definizione di atti indiretti. Sempre tra i filosofi del linguaggio abbiamo analizzato gli studi di Grice e la sua teoria del significato non naturale. All’interno della sua teoria Grice formula il principio di cooperazione nel quale vengono individuate quattro massime che spiegano cosa un parlante deve fare per conversare efficacemente. Oltre a questo principio, Grice parla anche delle implicature conversazionali. Infine, l’ultimo studioso analizzato in questo secondo capitolo è Reinach.
Il terzo capitolo tratta invece della politeness theory, tutti gli studi riguardanti la cortesia, e in particolare gli studi di Brown e Levinson, Goffman, Lakoff, Leech, Hofstede, Wherkhofer e Watts.
Tra gli studi più importanti, le strategie di negative e positive politeness di Brown e Levinson.
Il quarto ed ultimo capitolo è quello dedicato all’analisi del copione cinematografico del film “La parola ai giurati” del 1957, in cui, dopo aver preso in considerazione delle scene esemplificative, è stato possibile riconoscere esempi di ciò che tutti gli studiosi analizzati nei capitoli precedenti avevano individuato. È stato possibile, infatti, identificare esempi di atti indiretti, di atti appartenenti alle tassonomie di Austin e Grice, ma anche di molte delle strategie analizzate da Brown e Levinson concernenti la cortesia.

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2.2.3.1 Tassonomia di Austin Austin classifica gli atti linguistici secondo cinque categorie, che verranno poi riviste da Searle: • atti verdettivi, sono quelli riguardanti l’emissione di un verdetto o di un giudizio (giudico, condanno, classifico); o “questa corte la dichiara innocente” (atto performativo del sottotipo verdettivo) o “valuto questa prova come insufficiente” • atti esercitivi, sono quelli attraverso cui si esercitano un potere, un diritto o un’influenza (ordino, raccomando, licenzio); o Ti consiglio/ordino di non andare o Ti invito ad uscire immediatamente • atti commissivi, ovvero gli atti del promettere o dell’assumere un impegno per un’azione futura del parlante (prometto, scommetto, giuro); o Ti prometto che metterò in ordine • atti comportativi, ovvero quelli che hanno a che fare con gli atteggiamenti e il comportamento sociale, con le reazioni del parlante ai comportamenti degli altri (mi scuso, mi congratulo, mi lamento); o mi congratulo con te! • atti espositivi, usati in atti di esposizione per illustrare opinioni e argomentazioni o portare avanti discussioni (affermo, cito, nego, spiego). o ammetto che hai ragione o ti faccio notare che hai sbagliato o ti concedo il beneficio del dubbio 2.2.3.2 Condizioni di felicità 35

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Informazioni tesi

  Autore: Erika Colombo
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi dell'Insubria
  Facoltà: Lingue straniere per la comunicazione internazionale
  Corso: Lingue e culture moderne
  Relatore: Andrea Sansò
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 163

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Parole chiave

linguistica
atti linguistici
pragmatica
copione

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