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Correlazione tra strain longitudinale multi-layer del ventricolo sinistro e diagnosi precoce di coronaropatia dopo trapianto cardiaco

Informazioni tesi

  Autore: Luca Martini
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2019-20
  Università: Università degli Studi di Siena
  Facoltà: Medicina e Chirurgia
  Corso: Medicina e chirurgia
  Relatore: sergio mondillo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 53

Introduzione: Il trapianto cardiaco (HTX) rimane a oggi il gold standart terapeutico per i pazienti con scompenso cardiaco avanzato. La Cardiac Allograft Vasculopathy (Vasculopatia da allotrapianto cardiaco, CAV), una iperplasia fibrosa concentrica della tonaca intima che colpisce maggiormente la porzione prossimale delle coronarie, ma che determina anche disfunzione del microcircolo, rappresenta una delle principali cause di morbidità e mortalità nei pazienti sottoposti a HTX. La diagnosi viene eseguita mediante ripetizione periodica di coronarografia che può complicarsi con dissezione coronarica, allergia al mezzo di contrasto e nefropatia da contrasto. Per tale motivo risulta fondamentale la scoperta di nuovi parametri che mediante esami non invasivi possono aiutare nella diagnosi di CAV. La Speckle Tracking Echocardiography (STE) è una metodica ecocardiografica di II livello che valuta in maniera angolo-indipendente la deformazione miocardica segmentaria su diversi piani dello spazio che si è dimostrata sensibile del diagnosticare precocemente un danno cardiaco subclinico. Lo scopo del presente studio è stato quello di valutare le modificazioni di parametri ecocardiografici standard, STE e biochimici in pazienti sottoposti a HTX con diagnosi di CAV e la loro capacità predittiva nei confronti di CAV. Metodi: Abbiamo arruolato in maniera consecutiva pazienti sottoposti a HTX seguiti presso l’ambulatorio di scompenso avanzato e trapianto di cuore del nostro centro. Abbiamo escluso pazienti con noto rigetto cardiaco cellulare o umorale o altre patologie sistemiche che potessero alterare i parametri di funzione cardiaca indipendentemente dalla CAV. I pazienti con CAV sono stati confrontati con un gruppo di pazienti sopposti ad HTX senza evidenza di CAV. Tutti i pazienti sono stati sottoposti ad esame ecocardiografico standard e avanzato con STE. Inoltre sono stati sottoposti a studio coronarografico lo stesso giorno dell’esame ecocardiografico e a prelievo di sangue per la misurazione di NT-proBNP, Troponina Hs, mioglobina, CPK e creatinina. Mediante analisi di regressione logistica e curve ROC si è testato la capacità predittiva nei confronti di CAV diagnosticata alla coronarografia. Risultati: La popolazione è risultata composta da 33 pazienti (21 senza CAV, 12 con CAV), con prevalenza di sesso maschile ed età media 60±10 anni. Non vi erano differenze tra i due gruppi per quanto riguarda età, sesso e parametri bioumorali. Tra i parametri ecocardiografici standard solo l’onda E al Doppler transmitralico e il suo tempo di decelerazione (DT), l’E/e’ medio, TAPSE ed S’ tricuspidalico risultavano significativamente diversi tra i pazienti con e senza CAV. L’analisi strain ha mostrato come il global longitudinal strain (GLS) del ventricolo sinistro, sia analizzato per tutto lo spessore ventricolare (-15.7±3.4% CAV vs - 11.4±1.9% no CAV, p = 0.0004) che singolarmente nei 3 strati miocardici, risultava significativamente inferiore nei pazienti con CAV vs no-CAV. In particolare il gradiente endoepicardico si riduceva nettamente (-4.15±1.6 no-CAV vs -1.7±0.4 CAV p<.0001) in pazienti con vasculopatia coronarica. Tra i parametri analizzati, il DT dell’onda E e gradiente LS hanno mostrato la maggiore correlazione con la CAV (R2 = 0.58 p<0.001 e R2 = 0.68 p<.0001 rispettivamente) mostrando ottima sensibilità e specificità nel predire CAV dall’analisi ROC (AUC 0.93 e 0.97 rispettivamente).
Conclusioni: l’utilizzo di parametri di strain risultano un ottimo valore aggiunto rispetto ai parametri di funzione diastolica nella diagnosi precoce di danno indotto da CAV.

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  Autore: Luca Martini
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2019-20
  Università: Università degli Studi di Siena
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3 1 Introduzione 1.1 Trapianto di cuore Nei Paesi Sviluppati lo scompenso cardiaco cronico è una patologia sempre più diffusa a causa dell’invecchiamento della popolazione e dell’aumentata sopravvivenza agli eventi cardiovascolari acuti. Il miglioramento dell’outcome di tale patologia ha portato a un aumento della prevalenza dello scompenso cardiaco end-stage. [1] Il trapianto di cuore (TC) è un intervento chirurgico che comporta la sostituzione del cuore end- stage con un organo funzionante con conseguente miglioramento della qualità della vita e della sopravvivenza dei pazienti con scompenso cardiaco refrattario. [2] Il primo trapianto è stato effettuato nel dicembre del 1967 da Christian Barnard in Sud Africa, mentre negli Stati Uniti viene praticato nel gennaio 1968 da Norman Shumway e colleghi. [3] L’iniziale euforia del trapianto cardiaco fu placata dagli scarsi risultati e dall’alta mortalità dell’intervento, poiché non erano ancora ben chiaro quali fossero i meccanismi del rigetto e delle complicanze post-trapianto. Con l’introduzione della ciclosporina, nel 1971, e delle altre terapie immunosoppressive l’outcome nei soggetti con trapianto cardiaco è enormemente migliorata. [4] Dagli anni 1980 e 1990 il numero di trapianti è sensibilmente aumentato annualmente, fino ad arrivare agli anni 2010 intorno ai 5 500 annui. [5] Nei pazienti con scompenso cardiaco end-stage, refrattario alla terapia farmacologica, il TC rimane il gold standard terapeutico infatti l’outcome è nettamente migliorato grazie ad un importante sviluppo nella selezione dei donatori e dei riceventi, nella terapia immunosoppressiva e nella gestione delle complicanze infettive post-operatorie. [1] 1.1.1 Indicazioni e preparazione all’intervento Il trapianto di cuore è un intervento chirurgico atto a migliorare la qualità di vita e la sopravvivenza dei pazienti con scompenso cardiaco refrattario (stadio D della American College of Cardiology, ACC/AHA). Sono candidabili anche i pazienti in classe III o IV (New York Heart Association, NYHA) con frequenti ospedalizzazioni e indice prognostico negativo nonostante l’ottimizzazione terapeutica. Sono valutati sia i dati soggettivi (classe funzionale) sia quelli oggettivi (esame obiettivo e test specifici) per selezionare i candidati. [6] I principali test funzionali sono il test cardiopolmonare e il 6-minute walking test. [7] La prognosi dello scompenso cardiaco è fortemente correlata con il consumo di ossigeno (VO2) e l’equivalente ventilatorio per il consumo di anidride carbonica (VE/VCO2). Soggetti con un picco di consumo di

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Parole chiave

strain
trapianto cardiaco
speckle tracking
cardiac allograft vasculopathy

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