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''Positif'' 1976

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Anteprima della tesi: ''Positif'' 1976, Pagina 4
È il  caso,  ad esempio,  dei  musicisti.  Nel n. 187 ampia è la sezione dedicata  a Herrmann 
(soprattutto),  Korngold,  Steiner,  Waxman  e Rozsa,  in  occasione  dell'edizione  in  vinile  di 
alcune tra le loro musiche per film. Dure le parole di Guy Teisseire: “Il concetto di paternità 
cinematografica  –  la  famosa  politica  degli  autori  –  si  oppone  all’idea  di  un’ingerenza 
straniera, sia essa servile o non, nella filiazione unica dell’opera al suo autore” [R.A. 683]. È 
da dire, d’altro canto, che Steiner è stato proprio Truffaut a riscoprirlo, lo stesso Truffaut che 
con Herrmann ha persino collaborato in  Fahrenheit 451, rivelando in un’intervista di averlo 
scelto perché “solo lui avrebbe potuto darmi una musica del futuro” [R.A. 690]. È anche vero, 
però, che nella lunga analisi che André Bazin stila a proposito di  Quarto Potere il nome di 
Bernard Herrmann non compare neanche una volta. Insomma, la si pensi come si vuole, è un 
dato di fatto che la musica sulle pagine di “Positif” ha un rilievo particolare. Si pensi solo al 
bellissimo saggio di Michel Sineux, Maestro, musique! [R.A. 618], sul ruolo e il significato 
della musica nei film di Stanley Kubrick (qui il riferimento all'autore è inevitabile e dovuto, 
essendo quelle dei suoi film colonne sonore non originali).
Gli attori sono anch'essi particolarmente considerati dalla rivista: Jack Nicholson (saggio più 
intervista), Leslie Caron (intervista), Margaret Sullavan (saggio). Sul n. 186 troviamo anche 
una lunga (e francamente abbastanza difficile per i non addetti  ai lavori) intervista a John 
Alcott,  rivoluzionario direttore  della fotografia di  Barry Lyndon  [R.A. 623], uno dei film-
evento dell'anno precedente;  sul  n.  178 un buon numero di pagine è invece dedicato  alle 
produzioni di Samuel Goldwin “senza Metro né Mayer” [R.A. 101]. 
E  poi  la  letteratura,  ovviamente,  spesso  e  volentieri  considerata  come  una  coordinata 
essenziale dalla critica positifiana, tanto da diventare talvolta il soggetto stesso degli articoli: 
ad esempio, Borges e le sue recensioni cinematografiche nel n. 180  [R.A. 233] (recensioni 
presentate  molto  onestamente,  tra  l’altro,  che  acquistano  rilievo  più  nel  contesto  della 
letteratura borgesiana che in quello della critica cinematografica). Oppure Italo Calvino e la 
sua  prefazione  al  libro  Quattro  film  di  Fellini nel  n°  181  [R.A.  291]:  è  un  contributo 
commovente  e  sincero,  utile  alla  comprensione  dello  scrittore  ligure  e  del  suo  universo 
letterario  ed emotivo,  della  sua fantasmagoria  al  contempo uguale  e opposta  a  quella  del 
regista romagnolo. Sono righe, inoltre, preziose anche nella prospettiva di una riflessione nel 
campo degli  studi culturali  e di ricezione.  O ancora un altro “nostro”: Leonardo Sciascia, 
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Informazioni tesi

  Autore: Raffaele Pavoni
  Tipo: Diploma di Laurea
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Discipline dell'Arte, della Musica e dello Spettacolo
  Relatore: Cristina Jandelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 582

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