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''Positif'' 1976

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Anteprima della tesi: ''Positif'' 1976, Pagina 8
Altro  grande  motivo  di  vanto  di  “Positif” è  la  sua  indipendenza,  intesa  in  senso  lato. 
Indipendenza dalle mode. Indipendenza dalle tendenze ideologiche e critiche del momento. 
Indipendenza dalle (e indifferenza verso le) critiche di altri giornali e di altri paesi (laddove i 
critici  dei  “Cahiers” si preoccupavano moltissimo, ad esempio,  dell'accoglienza negli  Stati 
Uniti dei film francesi). Indipendenza, inutile ripeterlo, dalla politica degli autori. Non solo: 
indipendenza anche da correnti  del  cinema “fatto” e non “scritto” (con chiaro riferimento 
all'interdipendenza tra i “Cahiers” e  i registi della Nouvelle Vague). Indipendenza in fatto di 
credo politico (“Con l'esplosione dello spirito del '68, noi siamo rimasti fedeli a noi stessi”6, 
scrive  Michel  Ciment,  che  prosegue  gongolandosi  del  fatto  che  “Positif” sia  stata  spesso 
tacciata  di  intellettualismo  come  di  anti-intellettualismo,  di  ottusità  marxista  come  di 
conservatorismo di destra).
A  garanzia  di  ciò,  basti  vedere  la  differente  organizzazione  materiale  delle  due  riviste: 
“Positif”  ha  una  gestione  collegiale,  senza  un  capo  unico,  aperta  a  chiunque  voglia 
partecipare. I “Cahiers” hanno sempre avuto un capo che, in qualche modo, dettava le linee di 
forza  del  giornale  (André Bazin,  Eric  Rohmer,  Jacques  Rivette,  Serge  Daney etc.).  Nella 
redazione di “Positif”, utilizzando sempre parole di Ciment, hanno transitato “varie ondate di 
critici, diversi, un'addizione più che un chiodo scaccia chiodo”7. 
Il lato negativo (se lo si vuole considerare tale) di questa concezione acentrica ed eterogenea 
della critica cinematografica è un'inevitabile incoerenza,  che porta ad altrettanto inevitabili 
ripensamenti, talvolta clamorosi. Si pensi solo a Rossellini, da sempre detestato dalla rivista, 
fino alla fine del secolo scorso, quando i positifiani hanno ammesso (arrossendo un poco) lo 
sbaglio compiuto.  Al contrario,  se a  Un gioco estremamente pericoloso di Robert  Aldrich 
viene dedicata una copertina e diversi articoli (n. 182), nel  più recente Dizionario del cinema 
americano8 (realizzato sotto la supervisione di Michel Ciment e con la collaborazione di molti 
amici positifiani), di Un gioco estremamente pericoloso non v'è alcuna traccia. 
6 CIMENT, M., Pour le plaisir: bref survol de cinquante années positives, in AA.VV., 2002, L'Amour du 
cinéma : 50 ans de la revue “Positif”, Parigi, Folio, p. 20
7 CIMENT, M., Pour le plaisir: bref survol de cinquante années positives, in AA.VV., 2002, L'Amour du 
cinéma : 50 ans de la revue “Positif”, Parigi, Folio, p. 14-15 
8 CIMENT M., LANCIA E., PASSEK J.L. (a cura di), 1993, Dizionario del cinema americano, Roma, 
Gremese, p. 34
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''Positif'' 1976

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Informazioni tesi

  Autore: Raffaele Pavoni
  Tipo: Diploma di Laurea
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Discipline dell'Arte, della Musica e dello Spettacolo
  Relatore: Cristina Jandelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 582

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Parole chiave

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