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L'evoluzione delle regole di concorrenza nel diritto comunitario

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II ottenuti dall’implementazione delle quattro libertà non venissero vanificati da determinati comportamenti anticompetitivi delle imprese europee. Non a caso infatti il Trattato CE prevede, agli articoli 81 ed 82, una disciplina antitrust. L’art. 81, par. 1 vieta tutte le intese “che possano pregiudicare il commercio tra Stati membri e che abbiano per oggetto o per effetto di impedire, restringere o falsare il gioco della concorrenza all'interno del mercato comune” reputandole, ai sensi del par. 2, “nulle di pieno diritto”; il par. 3 tuttavia prevede la possibilità di sfuggire al divieto qualora vengano rispettate determinate condizioni. L’art. 82 invece vieta “nella misura in cui possa essere pregiudizievole al commercio tra Stati membri, lo sfruttamento abusivo da parte di una o più imprese di una posizione dominante sul mercato comune o su una parte sostanziale di questo”, senza prevedere alcuna possibilità d’esenzione. Per oltre quarant’anni dette regole di concorrenza, sono state profondamente influenzate dall’obiettivo dell’integrazione dei mercati, che ha dato loro una caratterizzazione particolare, quasi unica nel panorama delle legislazioni antitrust. In primo luogo, da un punto di vista sostanziale (ovvero riguardante i principi in base ai quali la Commissione disciplina i rapporti verticali ed orizzontali fra imprese) l’autorità di Bruxelles ha sempre applicato il divieto ex art. 81 TCE in modo decisamente legalistico. La Commissione tendeva infatti ad equiparare ogni restrizione alla libertà d’azione delle parti ad una restrizione della concorrenza, finendo così quasi sempre col vietare l’accordo in questione: l’unico obiettivo era infatti quello di tutelare la libertà d’azione delle parti e, di conseguenza, la libertà dei consumatori di acquistare beni o servizi nello stato membro di propria scelta. Questa valutazione mancava totalmente della benché minima analisi economica: in buona sostanza, un accordo ritenuto restrittivo in base a questo modo di ragionare, era vietato, senza che la Commissione si sentisse tenuta, per esempio, a considerare che esso non avrebbe concretamente avuto alcun effetto negativo sulla concorrenza, magari perché messo in atto da imprese prive di un rilevante potere di mercato. Nonostante il fatto che la Corte di Giustizia le avesse spesso rammentato di valutare l’accordo nel suo contesto economico e giuridico, la Commisione, salvo casi sporadici, non diede mai segni di ripensamento sulla sua politica. Anzi, quando la Commissione fu

Anteprima della Tesi di Gian Franco Chianale

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Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Gian Franco Chianale Contatta »

Composta da 408 pagine.

 

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