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Modelli di pricing per titoli azionari: la valutazione in economie dinamiche

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15 un valore fondamentale più elevato. Infine nei precetti dei DDM trova conferma l’esistenza di un legame inverso tra il profilo di rischio della società, apprezzato per mezzo di una opportuna specificazione del tasso di sconto, e il fair value del titolo. Si tratta di conclusioni di valenza generale, per certi aspetti intuitive, che ottengono una prima razionalizzazione proprio grazie ai DDM. Nonostante le critiche, spesso aspre, ricevute dai modelli in parola, essi hanno comunque finito per rappresentare il punto di partenza di numerosi altri studi, sicuramente meglio specificati, più articolati ed efficaci sul fronte della verosimiglianza, ma tutti (o quasi) accomunati dal generale principio di identità tra prezzo e dividendi attualizzati. Tra essi rientrano inevitabilmente le tecniche di pricing che saranno tra breve presentate, le quali condividono una comune matrice neoclassica rincontrabile nelle fondamenta dottrinali dei DDM. La premessa alla base di questo lavoro è che lo sviluppo dei numerosi criteri di valutazione che si sono via, via succeduti e la messa a punto di strumenti teorici adeguatamente specificati consenta di giungere a delle ragionevoli stime di valore per la gran parte dei titoli scambiati sui mercati dei capitali. Naturalmente, alcune attività risultano più semplici da valutare di altre e i dettagli del processo di valutazione variano da titolo a titolo, mentre il grado di incertezza associato alle singole stime risulta spesso differente per attività differenti. A questo si aggiunga la molteplicità di elementi spesso di difficile apprezzamento che influiscono sulla determinazione dei prezzi. I modelli di pricing che ho preso in considerazione hanno in comune, come dicevo i presupposti logici dei DDM, dai quali prendono successivamente le distanze attraverso opportune rielaborazioni dei dati ritenuti rilevanti come indicatori di valore e attraverso l’avanzamento di alcuni postulati di partenza fondamentali per la definizione delle forme funzionali che in ultima analisi consentono il pricing del titolo. Il primo tra i modelli si basa sul concetto di “utile anormale”, in genere utilizzato per indicare una misura di performance che si compone dell’utile conseguito nell’esercizio, al netto degli oneri sopportati a seguito dell’utilizzo del capitale impiegato nella gestione caratteristica dell’impresa. Si tratta di un concetto che per la prima volta è stato teorizzato dalla General Electric nel corso degli anni ’50, e che tuttavia, nonostante i suoi pregi e l’ampio consenso ottenuto nella letteratura, ha per lungo tempo lasciato quasi indifferente la folta schiera di professionisti impegnati nella spinosa questione
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Modelli di pricing per titoli azionari: la valutazione in economie dinamiche

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Informazioni tesi

Autore: Valentina Pasotto
Tipo: Tesi di Laurea
Anno: 2003-04
Università: Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano
Facoltà: Economia
Corso: Economia delle Istituzioni e dei Mercati Finanziari
Relatore: PierluigiFabrizi
Lingua: Italiano
Num. pagine: 635

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