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Il paesaggio agrario e le politiche paesaggistiche della regione Umbria

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15 inadempienze, inerzie, nonché il prevalere di concezioni urbanistiche contribuirono poi in varia misura a non far conseguire ovunque i risultati attesi. Dopo ormai quasi un ulteriore ventennio, la situazione è ancora confusa ed assai eterogenea tra le diverse regioni. Solo alcune hanno varato direttive paesistiche, nel quadro di propri piani di sviluppo. L’accordo, Stato-Regioni, sottoscritto nel 2001 e l’attuale Codice dei Beni Culturali e del Paesaggi del 1 maggio 2004 hanno lanciato una generale pianificazione paesistica. Esorbitando dai limiti territoriali della Legge Galasso, questa pianificazione potrebbe essere infatti estensibile a tutto il territorio regionale e quindi nazionale. Essa prevede norme prescrittive da imporre per realizzare appunto la “protezione” e la “gestione” del paesaggio. Poiché l’elemento essenziale del paesaggio è l’agricoltura, una pianificazione di questo settore finisce per evocare quella collettivizzazione agricola sperimentata in alcuni Paesi. Dopo le disastrose esperienze già vissute, non si può restare indifferenti di fronte ad ombre pianificatrici delle attività agricole, da attuare con l’imposizione di “norme prescrittive” presentate in nome di una tutela del paesaggio. Nel nostro Paese abbiamo già vissuto, ad esempio, l’esperienza dei “Piani Verdi” che adottavano alcune forme di pianificazione indiretta, attraverso l’elargizione di contributi finanziari solo a condizione che gli agricoltori seguissero le scelte e le direttive tecniche impartite. Basta ricordare l’imposizione della nuova olivicoltura “a palmetta” che si diffuse molto rapidamente, ma della quale oggi non vi è più traccia; allo stesso modo, si può citare l’effimera diffusione del “ribes nero”, in forza di specifici contributi ad hoc previsti da quei Piani. Una condizionata concessione di contributi finanziari può rappresentare un sostanziale strumento per indurre gli agricoltori (oggi più che mai bisognosi di sostegno) ad assecondare la volontà di chi esercita il potere attraverso la distribuzione di risorse pubbliche. Per questo motivo, credo si debbano intanto cercare tempestive soluzioni concordate, sulla base di oggettive valutazioni tecniche, evitando di far sorgere contrapposizioni nella tutela dell’agricoltura e/o del paesaggio. Le recenti “leggi di orientamento”, oggi vigente, hanno già previsto rapporti di collaborazione fra pubbliche amministrazioni e imprenditori agricoli, proprio anche per la tutela del paesaggio agrario e forestale. Una ragionevole applicazione di queste normative potrebbe quindi offrire nuovi spazi per possibili iniziative che comunque non impongano limiti al libero sviluppo dell’attività imprenditoriale agricola.
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Il paesaggio agrario e le politiche paesaggistiche della regione Umbria

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Informazioni tesi

  Autore: Simone Bartolini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Perugia
  Facoltà: Agraria
  Corso: Scienze e Tecnologie Agrarie
  Relatore: Biancamaria Torquati
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 149

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Parole chiave

ambiente
analisi paesaggio
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