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La società europea

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11 società danese di registrare in Danimarca una succursale di una private limited company inglese (Centros) 26 . 26 L’autorità danese riteneva che la Centros, che dalla sua costituzione non aveva svolto alcuna attività e che aveva un capitale sociale minimo non versato neanche in minima parte, intendeva in realtà costituire in Danimarca una sede principale, eludendo le norme danesi sul capitale minimo delle società a responsabilità limitata. Al riguardo la Corte ha ritenuto che il fatto che un cittadino di uno Stato membro che desideri creare una società scelga di costituirla nello Stato membro le cui norme gli sembrino meno severe e crei succursali in altri Stati membri non può costituire di per sé un abuso del diritto di stabilimento. L’impressione iniziale circa il valore e la portata della decisione non solo è confermata da una più approfondita analisi, ma ne risulta addirittura rafforzata. La prima affermazione della Corte Europea concerne il riconoscimento dell’esistenza, direttamente al livello dell’ordinamento comunitario, di un diritto delle società comunitarie all’esercizio della libertà di stabilimento; le implicazioni che ne derivano sono molteplici. Innanzi tutto, il riferimento diretto alle società come soggetti beneficiari della libertà comunitaria chiarisce il significato della equiparazione con le persone fisiche disposta dall’art 48 CE ai fini dell’esercizio della libertà di stabilimento. Non sono rari, invero, i casi in cui interpretazioni restrittive della libertà di stabilimento delle società comunitarie siano state giustificate con l’osservazione che, anche a fronte di un divieto di trasferimento di sede, rimaneva comunque sempre possibile sciogliere la società esistente in uno Stato e ricostituirla in un altro. L’argomento, però, non è corretto proprio in quanto non tiene in considerazione che l’attribuzione della libertà di stabilimento è disposta dal diritto comunitario anche direttamente nei confronti delle società. La possibilità di sciogliere e ricostituire altrove una società è invece espressione della libertà dei suoi soci, non certamente di quella riconosciuta alla preesistente società, che venendo invece in tal modo sciolta, cessa di esistere e trova tutela comunitaria solo nella misura in cui i soci siano persone fisiche cittadini comunitari residenti nello Stato di destinazione. Una ulteriore fondamentale conseguenza deriva dalla struttura del diritto comunitario; l’attribuzione diretta di un diritto da parte di una norma comunitaria, infatti, implica, secondo uno schema che è usuale nel funzionamento dell’ordinamento comunitario, la disapplicazione di qualsiasi disposizione contrastante di diritto nazionale. Orbene, va osservato che la norma comunitaria che attribuisce il diritto in questione non identifica i soggetti beneficiari dell’attribuzione attraverso un rinvio alle norme dell’ordinamento nazionale nel cui ambito il diritto di libertà comunitario dovrà essere esercitato, ma procede altrimenti dettando suoi propri criteri. Pertanto, giacché la giuridica esistenza in un determinato ordinamento di società costituite secondo le norme di un differente ordinamento viene generalmente giudicata, nella prospettiva di un ordinamento nazionale, in base alle sue norme di diritto internazionale privato, dalla indicata struttura della norma comunitaria deriva necessariamente proprio la disapplicazione delle norme nazionali di diritto internazionale privato sul riconoscimento delle persone giuridiche. Con la conseguenza ulteriore, quindi, che la norma comunitaria, dal punto di vista dei singoli ordinamenti, viene anche indirettamente a svolgere, in via suppletiva, la funzione tipicamente di diritto internazionale privato di determinare la legge applicabile, pur senza essere a ciò espressamente mirata. La modalità di espletamento di tale funzione, vale a dire la valenza di diritto internazionale privato della disposizione dal punto di vista degli Stati membri, è evidentemente da tracciarsi sulla base delle modalità con le quali la norma in parola identifica la disciplina di quei soggetti cui poi attribuisce la libertà di stabilimento. La norma individua tali soggetti come le società costituite secondo le norme dell’ordinamento di uno Stato membro ed aventi la sede legale, quella effettiva o il centro di attività principale all’interno della Comunità, ovverosia, considerato che tutti gli ordinamenti richiedono la fissazione della sede legale nel territorio dello Stato cui si riferiscono, semplicemente come le società costituite secondo le norme di uno Stato membro. E’ evidente, pertanto, che la disciplina comunitaria del soggetto societario viene individuata e coincide con quella dello Stato secondo le norme del quale la società è venuta in essere. Tale risultato implica una completa rivoluzione nell’impostazione del problema di diritto internazionale privato di molti Stati membri. Questi, infatti, non dovranno più preoccuparsi di risolvere la questione del riconoscimento, vigendo di fatto un principio di generale riconoscimento delle società comunitarie. Principio affermato ed imposto da una norma comunitaria (quella implicitamente, ma inequivocabilmente, contenuta nell’individuazione del soggetto beneficiario dell’attribuzione della libertà di stabilimento ex art. 48 Tratt. CE) che può essere ricostruita in termini di norma comunitaria di coordinamento tra gli ordinamenti nazionali. Grazie alla sua funzione di coordinamento degli ordinamenti, infatti, i valori giuridici concernenti l’organizzazione corporativa di enti
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La società europea

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Informazioni tesi

  Autore: Andrea Litti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Milano - Bicocca
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Stefania Bariatti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 185

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