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L' interazione in irc

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vivere sempre al di là delle proprie determinazioni, ma questa condanna è precisamente ciò che la tradizione riusciva ad esorcizzare offrendo determinazioni universali a-priori. Ulirch Beck riassume brillantemente il dovere dell’individuo (occidentale) contemporaneo: trovare soluzioni individuali a problemi comuni. Ma tale compito è impossibile. Con l’emancipazione dalla tradizione ci si può costruire un’identità stabile soltanto avendo la possibilità di rendere tale identità un fluire di desideri soddisfatti ma non soddisfacenti, offrendo al proprio inconscio surrogati di certezze che acquistano il loro statuto ontologico soltanto rimanendo sulla superficie, diventando simulacri, immagini di ciò che si dovrebbe toccare (cosa che il mercato consumistico occidentale ha compreso, con efficacia tayloristica, prima degli scienziati sociali). Questa condizione è interpretata dai commentatori del postmodernismo come la morte della modernità, essa ha esaurito la carica rivoluzionaria distruttrice delle tradizione e ci si avvia verso una riscoperta delle sicurezze antiche, il bisogno di sicurezza (fisica, cognitiva, spirituale) si fa più pressante del bisogno di libertà; a livello macro ciò si può vedere nel fiorire di nuovi localismi che riescono ad innestarsi senza scossoni nel tessuto della società globale, e anzi sono guardati come una sorta di avanguardia (ad esempio la guerra nel Chapas in cui i guerriglieri zapatisti sono riusciti ad avere una larghissima visibilità, sfruttando Internet, pur rimanendo legati a rivendicazioni completamente comprensibili solo a livello locale, nonostante la vocazione internazionalista del loro movimento, come si vede dal testo della legge COCOPA (http://www.ipsnet.it/chiapas/2001/leycocop.htm) . In questo senso processi di omogeneizzazione non sono in contraddizione con quelli di eterogeneizzazione: il globale si nutre del locale e anzi ne diventa una permessa necessaria; è soltanto attraverso la rielaborazione locale della cultura globale che essa acquista un senso per gli attori sociali, nella nota visione di Roland Robertson, (in Featherstone et al. 1995 cap2) questo nuovo modo di guardare ai mutamenti in atto nella società contemporanea prende il nome di glocalizzazione, egli pur non presentando una visione postmodernista radicale ne fa proprie tutte le istanze sussumendole in un discorso attento alle due direzioni in cui si è divisa l’analisi sociale negli anni ’90, ciò che di squisitamente postmoderno si rileva nel suo saggio “ glocalisation: time-space and homogeneity-eterogeneity” è la rivalutazione delle particolarità locali e la loro “rivincita” sui processi globali che gli interpeti moderni vogliono irrimediabilmente vincenti (altro discorso è la valutazione positiva o negativa di tale vincita), citando G.Therborn egli afferma che i cosiddetti processi di modernizzazione sono avvenuti secondo modalità autonome ( e peculiari) in, almeno, tre differenti luoghi , oltre all’ Europa, nel Nuovo Mondo attraverso la decimazione dei nativi, nell’ Est Asia come risposta a pressioni esterne, e nella maggior parte dell’ Africa come imposizione coloniale e imperialista , nel primo è (tragicamente) assente la questione etnica che in Europa ha dato una caratterizzazione territoriale ai conflitti che hanno portato allo stato attuale, assumendo

Anteprima della Tesi di Marco Ferrieri

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Laurea liv.I

Facoltà: Sociologia

Autore: Marco Ferrieri Contatta »

Composta da 110 pagine.

 

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