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Flessibilità e precarietà: storie di lavoro atipico

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8 CAPITOLO PRIMO La società moderna e postmoderna Il termine “moderno” compare nel basso latino alla fine del V secolo, per caratterizzare il mondo cristiano rispetto al greco – romano: “modernus” è un aggettivo che deriva dall’avverbio “modo”, che significa “appena, recentemente, adesso”. Il suo senso è quindi essenzialmente cronologico, non esente però da una connotazione di valore. Nel medioevo tale connotazione aveva un senso svalutativo: “modernus” era ciò che è recente in quanto decadente, comportava cioè la consapevolezza di una senescenza. La distinzione tra “antiqui e moderni” stava a significare infatti una superiorità degli antichi sui moderni, superiorità ideale, poiché l’antichità non acquisiva il suo valore dal mero fatto della distanza temporale, ma era soprattutto il luogo stesso dei veri valori, dei valori eterni. Verso la fine del XII secolo comincia però ad introdursi in tale distinzione l’idea di un’accumulazione storica che diventerà senso del progresso facendo spostare l’ago della bilancia a favore dei moderni. Con l’Illuminismo, questi tratti progressivi si coniugano con l’idea di un’emancipazione che si attua grazie all’azione critica e illuminatrice della ragione. Nell’Ottocento la radicalizzazione del tempo fondata sulla percezione del “novum” accentua il momento della rottura e della discontinuità: il “novum” diventa un valore da perseguire di per sé, e anzi da anticipare, al di là di ogni possibile accumulazione, tradizione e continuità storica 2 . 2 G.Chiurazzi, “Il postmoderno”, Paravia, Milano 1999

Anteprima della Tesi di Sara Bedon

Anteprima della tesi: Flessibilità e precarietà: storie di lavoro atipico, Pagina 4

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze dell'Educazione

Autore: Sara Bedon Contatta »

Composta da 143 pagine.

 

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