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Strategie di valorizzazione di un vino e di un territorio: il Bolgheri Sassicaia

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3 Era in quel momento più che mai necessario ripulire l’immagine del vino italiano nei confronti dell’opinione pubblica, nazionale ed internazionale, e ciò in parte fu fatto utilizzando per la prima volta strumenti di marketing, quali l’informazione e la pubblicità. Notevole fu lo sforzo finanziario, sia pubblico che privato, con investimenti di capitali e di energie umane, che inaugurò il fenomeno della promozione collettiva, fino a quel momento poco applicato nel settore. Tale massiva campagna promozionale giovò sia sul piano internazionale che nazionale, dove si ottenne l’arresto della caduta a picco dei consumi e un lieve recupero dell’immagine. Questi furono i risultati, e di certo non si poteva pretendere di più vista la situazione: purtroppo tale scandalo fu il colpo di grazia inflitto ad un settore, quello vitivinicolo, in quel momento in evidente difficoltà. Ovviamente per risalire da una così difficile situazione non bastava un rinnovamento dell’immagine, si doveva innanzitutto operare una distinzione tra vini di pregio e vini comuni. Ciò fu fatto con il DPR 164/92, che andava a regolamentare le nuove disposizioni per le denominazioni d’origine, stabilendo finalmente una gerarchia di qualità che eliminava la confusione che si era creata fino a quel momento. Tale normativa, insieme al cambiamento dello scenario socio-economico, portò il vino verso standard qualitativi mai raggiunti prima. Per rilanciare il vino italiano nel mondo serviva una bandiera, un simbolo, un trascinatore in grado di veicolare l’enologia italiana nuovamente ai vertici delle classifiche mondiali: questa bandiera è, ed è stata, per molti versi, il Sassicaia. Per capire cosa ha significato questo vino nel panorama enologico italiano, occorre fare un salto indietro nel tempo, nella Toscana e nell’Italia vitivinicola di alcune decine di anni fa. La Tenuta San Guido fu acquistata e ribattezzata a metà degli anni trenta dal marchese Mario Incisa della Rocchetta, ma a quei tempi non era niente di più che una semplice (ma ben organizzata) azienda agricola. In seguito il marchese, mettendo a frutto la sua passione per il vino e la sua preparazione tecnica (derivatagli da una laurea in Agraria conseguita a Pisa e dalla frequentazione degli ambienti nobili nel bordolese), iniziò un proprio esperimento piantando nella sua tenuta delle barbatelle di Cabernet Sauvignon e di Cabernet franc con i criteri della viticoltura bordolese, scegliendo i migliori terreni, la giusta esposizione e giacitura. In cantina la vinificazione era ancora imperfetta, i materiali lasciavano a desiderare, come anche la pulizia: nonostante queste limitazioni, si scelse di affinare il vino in barriques, le piccole botti di rovere utilizzate per i grandi vini di Bordeaux che mai fino ad allora erano entrate nel territorio italiano. I giudizi fatti dai contadini locali su quel “curioso” vino furono inizialmente impietosi, ma il marchese ne intuiva comunque le potenzialità; che certo non potevano venire fuori nel marzo successivo alla vendemmia, ma avevano bisogno di adeguati periodi di affinamento sia in legno che in bottiglia.

Anteprima della Tesi di Michele Cavallini

Anteprima della tesi: Strategie di valorizzazione di un vino e di un territorio: il Bolgheri Sassicaia, Pagina 3

Tesi di Laurea

Facoltà: Agraria

Autore: Michele Cavallini Contatta »

Composta da 158 pagine.

 

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