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Un tentativo di verifica della congruità dei Valori Agricoli Medi nel contesto espropriativo

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2 Il vero problema, tuttavia, è insito nella natura dell’istituto espropriativo: si tratta, infatti, di una materia complessa, che coinvolge numerose discipline (giuridica, economica, estimativa, urbanistica, ecc.), e di una materia estremamente importante sotto il profilo della limitazione del diritto di proprietà, ossia del diritto di godere e di disporre di un bene in modo pieno ed esclusivo. Una tale rilevanza, peraltro sancita dall’art. 42 della Costituzione e dall’art. 834 del Codice Civile, non può che essere riconosciuta ad uno strumento, quello ablatorio, fondamentale nei confronti delle necessità della collettività; le vicende espropriative, infatti, trovano il loro presupposto nelle previsioni di sviluppo delle città, uno sviluppo razionale guidato dalla mano Pubblica attraverso validi programmi di pianificazione territoriale e procedure urbanistiche. Tuttavia, sempre più spesso, l’esproprio ha trovato la sua ragione di esistere anche nella preservazione di beni culturali, archeologici e ambientali e viene oggi considerato molto più che un semplice strumento urbanistico. L’esproprio, comunque, rappresenta uno degli anelli di congiunzione fra urbanistica ed agricoltura, motivando, in parte, il rapporto esistente tra i due settori. In questi ultimi anni, infatti, si evidenzia sempre più come la destinazione della terra all’urbanizzazione, in particolare per l’edilizia pubblica, incida notevolmente sulla destinazione della stessa per l’utilizzazione agricola. Tutto ciò, naturalmente, non comporta soltanto una decurtazione della terra per l’attività agricola, bensì determina ripercussioni sull’andamento del mercato fondiario e sullo sviluppo dell’edilizia privata. Per quanto concerne il concetto di giusta indennità, di giusto ristoro, di indennità congrua, seria ed adeguata, ecc., si lascia la parola ai legislatori e ai giuristi che, a partire dal 1865, si sono adoperati al fine di definire gli elementi necessari a determinare l’indennità di esproprio, passando dal valore venale, al VAM, al Valore Agricolo, e così via. All’estimatore è, comunque, sempre rimasto il compito di attribuire un valore monetario al bene oggetto di esproprio che fosse conforme al concetto di giusta indennità, così come definita dalle diverse disposizioni legislative che si sono succedute nel secolo e mezzo che è intercorso fra la legge fondamentale e le attuali normative. Nei casi di definizione dell’indennità di esproprio, i problemi nascono nel momento in cui l’espropriando non accetta l’indennità proposta dall’Autorità espropriante; a questo punto i periti (CTU o CTP), in sede giudiziale, o la Commissione Provinciale Espropri (CPE), devono,

Anteprima della Tesi di Graziano Mazzapicchio

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Tesi di Laurea

Facoltà: Agraria

Autore: Graziano Mazzapicchio Contatta »

Composta da 183 pagine.

 

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