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Gestione della conoscenza: interoperabilità sintattica e semantica delle applicazioni

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Gestione della conoscenza: interoperabilità sintattica e semantica delle applicazioni Alex Bonutti Ingegneria Gestionale Industriale 11 ξ la generalizzazione dei concetti e la formalizzazione delle rappresentazioni; ξ la personalizzazione e l’integrazione come applicazioni cruciali per il riutilizzo; ξ la creazione di processi di contribuzione, che vedano il singolo membro dell’organizzazione esplicitare il suo sapere tacito, principalmente mediante la codificazione del suo contributo secondo la tassonomia aziendale. Tra le conseguenze di questo approccio, vi è l’assunzione da parte del management di considerare il KM come la soluzione ad un problema specifico. Dato quindi il problema di rimanere competitivi in un ambiente sempre più mutevole, attraverso l’innovazione sistematica e il miglioramento continuo, e intravista la soluzione nell’avviare processi di esplicitazione e diffusione dei saperi taciti, si possono trarre le seguenti conclusioni: 1. il sapere è una risorsa che, nel suo stato originale o di natura, è grezza (o implicita), e che pertanto va depurata (resa generale e astratta) per poterla poi replicare (estrazione di valore); 2. il processo di KM è coerente ai modelli organizzativi e di controllo tradizionali, in quanto è gestibile in modo centralizzato (il management organizza il processo di estrazione del sapere così come organizza il processo di estrazione del lavoro operazionale) e senza alcuna perdita di potere (il sapere, una volta esplicitato, è sganciato da chi lo ha prodotto e quindi diventa di proprietà dell’azienda). Il KM si è spesso concretizzato nella creazione o nell’aggiornamento di grandi intranet aziendali con l’aggiunta, a volte marginale, di un qualche sistema o applicazione per la gestione di workflow documentali, repository o discussion group. In genere tali sistemi sono diventati “cattedrali nel deserto”, trascurati dagli utenti che, nonostante le intenzioni di principio, non ne hanno percepito l’utilità. La misurazione delle performances si è rivelata non solo difficile, ma anche basata su criteri labili e alquanto discutibili, quali ad esempio il numero dei documenti/contributi presenti, usato come misura approssimativa della quantità di sapere prodotta. Dalla promessa di un intervento capace di produrre un cambiamento sostanziale nel modo di lavorare delle persone, il KM è andato progressivamente svuotandosi dei suoi contenuti più innovativi, rivelandosi un intervento puramente tecnologico, seppur mascherato da intervento su aspetti organizzativi e sociali. In questo senso, il progetto di KM è divenuto una sorta di alibi per gli IT manager, teso a legittimare grandi investimenti tecnologici effettuati con la complicità di consulenti e produttori di software, i primi nella convinzione di poter proporre un sensibile cambiamento, i secondi nell’illusione che un software potesse incorporare e favorire un modello di cambiamento sostanziale. Tali convincimenti, nonostante le previsioni ottimistiche di analisti internazionali, non si sono rivelati veritieri. 1.3 Analisi dei KMS L’epistemologia descrive i criteri e i processi attraverso i quali si attribuisce un valore di verità ad un enunciato, e in base ai quali è legittimo giustificare tale attribuzione. Un’epistemologia oggettivista si basa sul presupposto che tali criteri e processi siano indipendenti dal soggetto che esprime tale giudizio. Di converso, quella soggettivista deve assumere che i criteri e i processi attraverso i quali si attribuisce un giudizio di verità sono dipendenti dal soggetto. In altre parole, il soggetto che produce conoscenza contribuisce anche alla produzione dei relativi criteri e processi di verificazione e giustificazione. Non ha dunque senso parlare di sapere tout court, ma si deve parlare di vari “saperi” che dipendono dai diversi criteri di verificazione e legittimazione prodotti da soggetti differenti. Un’epistemologia soggettivista, da un punto di vista collettivo, porta alla descrizione del sapere come un qualche cosa di socialmente costruito; come tale esso non solo nasce all’interno dell’esperienza sociale, ma è solo all’interno di essa che può esistere. Alcune delle conseguenze più rilevanti di questa impostazione sono:
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Gestione della conoscenza: interoperabilità sintattica e semantica delle applicazioni

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Informazioni tesi

  Autore: Alex Bonutti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Udine
  Facoltà: Ingegneria
  Corso: Ingegneria gestionale
  Relatore: Elio Toppano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 136

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Parole chiave

applicazioni
architettura del web
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