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Fra governance e programmazione partecipata: il Piano Sociale di Zona nel distretto di Sondrio

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9 legge Crispi, l’anticlericalismo radicale del pensiero di Crispi emerge nel testo della legge del 1890, che è prima di tutto una riforma degli enti di beneficenza gestiti dalla Chiesa, la quale da questo momento in avanti perde il monopolio nella gestione dell’assistenza. È importante rilevare che la legge Crispi attribuisce alle Opere Pie personalità giuridica pubblica e, le ridefinisce Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza, le IPAB. La legge Crispi è la legge quadro sui servizi sociali vigente per più di un secolo, fino all’emanazione della legge 328, anche se non ha ancora come obiettivo la creazione di un sistema integrato di servizi sociali e l’assistenza sociosanitaria pubblica, che comincia a svilupparsi, rimane in ogni caso secondaria rispetto all’assistenza privata. Il periodo fascista si caratterizza per lo sviluppo della legislazione sociale in senso previdenziale e assicurativo, nascono molti enti assistenziali come l’ INPS, l’ INAIL, l’ INAM, l’ OMNI, etc. . Il numero di istituti previdenziali specifici aumenta e l’assistenza sociosanitaria generica perde importanza a causa della categorizzazione estrema dei bisogni e quindi degli interventi, della burocratizzazione e del verticismo che caratterizzano il ventennio di politica sociale fascista. Negli anni del secondo dopoguerra, con la nascita della Repubblica, si apre in Italia una nuova fase nel processo di evoluzione della legislazione sociale. La Costituzione della Repubblica Italiana è la fonte primaria che stabilisce i principi su cui si costruirà il welfare state italiano; nell’art. 3 si afferma che “(…) è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana (…)”, seguono poi gli articoli 31, 32, 34, 36, 37, 38, sempre centrati sulla promozione dell’eguaglianza socio-economica, della cittadinanza sociale, del ruolo dello Stato come erogatore di prestazioni sociali. La mancata attuazione dei principi e dei valori costituzionali in Italia negli anni ’50 e ’60 dipende dal fatto che il welfare state si è mantenuto sempre particolaristico, indirizzando la protezione
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Fra governance e programmazione partecipata: il Piano Sociale di Zona nel distretto di Sondrio

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Informazioni tesi

  Autore: Lucia Marveggio
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Milano - Bicocca
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Sociologia
  Relatore: Lavinia Bifulco
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 80

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Parole chiave

cooperazione sociale
governance locale
piano di zona
programmazione partecipata
pubblica amministrazione
servizi socio-assistenziali
sussidiarietà orizzontale
terzo settore

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