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I delitti contro la personalità individuale

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Tratta e schiavitù nel diritto internazionale. In sede internazionale, il problema della schiavitù fu posto per la prima volta nel Congresso di Vienna del 1815 17 . In quest’ occasione, infatti, venne emanata la Dichiarazione delle Potenze sull’ abolizione della tratta dei Negri, con cui le Potenze partecipanti affermavano collettivamente che la tratta contrastasse con il diritto delle genti e la morale universale 18 . Al Congresso non si parlò, però, dei mezzi atti ad abolire la schiavitù, perché, seppur gli Stati presenti consideravano il problema degno di essere affrontato, di fatto ci si rendeva conto come l’abolizione della tratta contrastasse con forti interessi economici. Nonostante la Dichiarazione, quindi, la tratta dei negri non assunse la figura di “ delitto internazionale ”, ma continuò ad essere considerato un problema interno ai singoli stati che possedevano colonie, con la possibilità di accordi fra loro in materia. Ciò nonostante, tale affermazione rappresentò un ulteriore stimolo per i sovrani affinché emanassero atti che prevedessero il divieto della tratta e, in caso di trasgressione, l’ erogazione di pene severe 19 ; e costituì la premessa di altre iniziative in campo internazionale. Nel Congresso di Verona del 1822, infatti, l’ Inghilterra propose di assimilare la tratta 17 Il Congresso di Vienna si tenne nella capitale dell’ allora Impero austriaco, dal 1 ottobre 1814 al 9 giugno 1815. A parteciparvi furono le principali nazioni europee, compresa la Francia, che tentarono così di dare un assetto all’ Europa dopo l’ avventura napoleonica. Il Congresso tende a considerare legittime solo le autorità preesistenti alla rivoluzione francese ( principio di legittimità ). Fu la Gran Bretagna, mediante il suo Ministro degli Esteri, Lord Castlereagh, ad auspicare l’abolizione completa e definitiva della tratta. Ciò perché in questo paese la tratta era già stata abolita nel 1807, mediante una legge che considerava tale fenomeno “ incompatibile con i principi di giustizia e umanità ”. Il Ministro inglese auspicava, in particolare, che la legge abolizionista inglese del 1807 diventasse una legge internazionale accettata da tutte le Potenze presenti al Congresso. Tale proposta incontrò la dura opposizione di Spagna e Portogallo che, in quanto stati possessori di colonie che prosperavano grazie alla schiavitù, non accettarono che la questione potesse essere trattata da stati che non possedevano colonie. I membri del Congresso, però, non accettarono questa posizione, ritenendo che la tratta fosse una “ questione di morale pubblica e di umanità che interessa indubbiamente tutte le Potenze ”, creando, così, un principio nuovo: uno Stato ha verso la “ comunità internazionale ” dei doveri ai quali i suoi interessi devono essere subordinati. 18 Si legge: “ (…) le commerce connu sous le nom de ‘ traite des nègres d’Afrique ’ a été envisagé par les hommes justes et éclairés de tous les tems, comme répugnant aux principes d’humanité et de morale universelle ”. Punto 15, articolo 118 dell’ Atto finale del Congresso. 19 Così, ad esempio, Vittorio Emanuele I con R.D. 23 gennaio 1818 proibì la partecipazione dei suoi sudditi, anche indiretta, a qualsiasi traffico di schiavi, comminando pene particolarmente severe. 16
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I delitti contro la personalità individuale

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Informazioni tesi

  Autore: Consuelo Occhiuto
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2006-07
  Università: Libera Univ. Internaz. di Studi Soc. G.Carli-(LUISS) di Roma
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Giuseppe Mazzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 210

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