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I delitti contro la personalità individuale

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La legislazione romana tuttavia fu la prima a contemplare la possibilità di restituire allo schiavo la dignità di uomo libero. Era, infatti, previsto l’istituto della manomissione, un atto irrevocabile di affrancazione concesso dal padrone allo schiavo 4 . Va sottolineato che, proprio perché l’ istituto della servitus era riconosciuto, in Roma e fuori, fu possibile perseguire con norme apposite coloro che rendessero schiavo l’uomo libero. In particolare con la lex Fabia si reprimeva l’ usurpazione della potestà dominicale su persone libere e su schiavi altrui 5 . È evidente che dove peggiori erano le condizioni degli schiavi maggiormente serpeggiava il germe della rivolta. Rivolte si ebbero già alle soglie del II secolo a.c. 6 . Ma la prima vera rivolta generalizzata e organizzata si ebbe in Sicilia ad opera di masse di schiavi provenienti prevalentemente dalla Siria e guidati da Euno 7 . In questa occasione i proprietari di schiavi furono trattati in rapporto al loro atteggiamento verso l’ elemento servile. La rivolta fu soffocata solo dopo che vari condottieri romani ebbero provato il sapore della sconfitta. Lo stesso avvenne anche durante la rivolta di Aristonico a Pergamo nel 132-130 a.c. e nella rivolta di Spartaco nel 70 a.c.. Ma, nonostante una delle conseguenze immediate delle rivolte fu la diminuzione degli uomini sottoposti alla schiavitù, non si può affermare che la decadenza della schiavitù nel mondo antico dipenda principalmente da questi episodi. 4 Tre furono le forme più antiche di manomissione e venivano definite iustae ac legitimae perché comportavano non solo l’acquisto della libertà ma anche quello della cittadinanza. La manumissio vindicta consisteva in un finto processo nel quale avveniva quello che nell’ordinario processo reale era l’espediente dell’ in iure cessio. Alla vindicatio in libertatem di colui che, d’accordo con il domus, assumeva la veste dell’ adsertor libertatis, non corrispondeva una contravindicatio ( in servitutem ) da parte del padrone. Di fronte alla mancata contestazione, il pretore pronunciava l’ addictio in libertatem dello schiavo, che diventava così libero e cittadino. Col tempo si diede meno rilevanza ad elementi formali, ritenendosi sufficiente che il padrone dichiarasse dinanzi al magistrato la sua volontà di affrancazione. La manumissio censu veniva compiuta direttamente dal domus e consisteva nell’iscrizione dello schiavo come libero nelle liste del censimento, che venivano compilate ogni 5 anni. La manumissio testamento, infine, era la dichiarazione, fatta dal padrone nel proprio testamento, di voler affrancare il proprio schiavo; era, quindi, una disposizione a forma vincolata che serviva a liberare lo schiavo nel periodo successivo alla morte del proprietario. 5 È reo, col compratore, il venditore sciente, il donante e il donatario, ed alla vendita ed alla donazione veniva equiparata la permuta. L’ accusa era pubblica; era necessaria l’indagine sul dolo, che si concentrava soprattutto sulla scienza dello status libertatis del soggetto passivo del reato. 6 Nel 199 a.c. ci fu un tentativo di sollevazione a Sezze e nelle città vicine, fomentato pare da ostaggi cartaginesi (Liv. 32, 26, 4-5 ). Subito dopo, nel 186 e nel 185, si verificarono sommosse di schiavi in Puglia e in Calabria. 7 Euno era uno schiavo siriano di Apamea, che aveva un forte ascendenza sui suoi compagni di servitù perché considerato mago e profeta. Proclamato re col nome di Antiaco alla fine delle rivolte. 9
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I delitti contro la personalità individuale

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Informazioni tesi

  Autore: Consuelo Occhiuto
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2006-07
  Università: Libera Univ. Internaz. di Studi Soc. G.Carli-(LUISS) di Roma
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Giuseppe Mazzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 210

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