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Lingua e identità. Il caso altoatesino.

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Le disposizioni più rilevanti del “Pacchetto” possono essere così riassunte: 1. Pariteticità nell’uso della lingua italiana e della lingua tedesca (ciò impone la necessità per il gruppo tedescofono di individuare e di usare una varietà standard nell’ambito della comunicazione pubblico-istituzionale). 2. Alcuni comuni (circa 15) a maggioranza tedescofona vengono scorporati dalla Provincia di Trento e aggregati alla Provincia di Bolzano. 3. Viene riconosciuto e tutelato il ladino della Provincia di Bolzano (Val Gardena e Val Badia). 4. Viene assicurata la presenza di rappresentanti di ciascuno dei tre gruppi negli organismi locali. 5. In tutta l’amministrazione pubblica statale e parastatale, regionale e provinciale, è imposto l’uso del tedesco e dell’italiano (oltre al ladino nelle due valli ladine, ciascuna con una sua varietà, il badioto e il gardenese). La competenza bi- ovvero trilingue viene accertata attraverso apposito esame. 6. Il personale degli enti pubblici e del parastato viene ripartito in rapporto alla consistenza numerica dei tre gruppi quale risulta dalle dichiarazioni di appartenenza prese nel censimento ufficiale della popolazione (“legge proporzionale”). 7. Per tutto l’arco della scolarità, anche superiore, si hanno tre tipi di scuola: in lingua tedesca, in lingua italiana e in lingua ladina. 8. Viene introdotto il principio dell’insegnante “nativo” per garantire buoni livelli di bilinguismo. 9. Nella scuola in lingua ladina si introduce un prototipo di “educazione trilingue” dove le lingue seconde (italiano e tedesco) vengono usate come mezzo di insegnamento. 10. Viene ipotizzata l’istituzione di una università regionale e provinciale. (Idem, pp.220-221) 1.3 La mancata elaborazione del lutto I difficili rapporti di convivenza tra i gruppi linguistici dipendono ancora oggi dagli effetti di un passato che ha lasciato segni profondi nella memoria collettiva di ciascun gruppo. I traumi collettivi, se non vengono elaborati, creano dei conflitti che vengono “tramandati” di generazione in generazione, divenendo quasi una forma di identificazione. Il senso di minaccia e la paura di aggressione sono costantemente presenti, perché i traumi storici dell’epoca del fascismo e del nazismo e del secondo dopoguerra non sono stati sottoposti ad un processo di elaborazione del lutto, ovvero ad un confronto diretto tra il ruolo di vittima, quello più facile da assumere, e quello di colpevole, cioè la consapevolezza di aver svolto un ruolo attivo e violento nella storia. Il passato viene così dimenticato, rimosso, o ancor peggio, frammentato, cercando di ricordare solo quegli episodi che fanno comodo, quelli in cui non sia visibile un segno della colpevolezza del proprio gruppo. Non si riesce a cogliere la vera sacralità ed importanza del passato come una fonte, anche se dolorosa, di verità e ricordo che possa essere fondamento della nostra identità, insegnandoci a non ripetere gli errori commessi. Per decenni la storia dell’Alto Adige è stata avvolta nel silenzio oppure è stata presentata solo come la storia della colonizzazione fascista: nei libri di scuola mancano delle pagine, pagine che riguardano i colpevoli. La responsabilità per tutti i fatti avvenuti prima e dopo la seconda guerra mondiale viene assegnata agli italiani che a loro volta adottano la stessa 11
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Lingua e identità. Il caso altoatesino.

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Informazioni tesi

  Autore: Cristina Caiti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lingue e culture moderne
  Relatore: Augusto Carli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 101

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Parole chiave

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