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Aquile in fuga. L'immigrazione albanese in Italia tra costruzioni mediatiche, vincoli legislativi e sogni d'integrazione

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un’immagine coerente e tendenzialmente stabile, in grado di sostenere e riprodurre il pregiudizio nei loro confronti. Il pregiudizio etnico-razziale L’espressione di pregiudizio in assoluto più diffusa, e più difficile da controllare in quanto coinvolge processi psicologici basilari, è la distorsione nella percezione e nella valutazione dei fenomeni che riguardano gli immigrati. La distorsione consiste nella sopravvalutazione delle difficoltà che questi possono creare, sia come categoria sociale sia come singoli individui. Un tipico esempio è la sopravvalutazione della presenza degli immigrati nella criminalità e nelle devianze, e una sistematica tendenza ad attribuire agli immigrati caratteristiche e comportamenti negativi. Un'altra forma di pregiudizio è quello che viene definito avversivo. L’individuo, non potendo tollerare la contraddizione fra i propri valori ugualitari e l’antico, radicato sentimento di ostilità nei confronti dei diversi, tende semplicemente a evitare il contatto con loro limitando le interazioni o adottando, nel corso delle interazioni condotte tali da mantenere la distanza e scoraggiare il coinvolgimento. Numerose ricerche hanno mostrato che nell’interazione con neri i bianchi tendono ad assumere un comportamento non verbale diverso da quello che usano con altri bianchi, riducendo il contatto oculare, adottando toni meno amichevoli e posture più distaccate, con il risultato complessivo di un’interazione meno fluida e mediamente più breve. Il comportamento viene accompagnato da disagio e fuga. Per quanto riguarda il pregiudizio sviluppato in Italia in questi anni, in primo luogo, si può notare una decisa sopravvalutazione del fenomeno dell’immigrazione, sia dal punto di vista quantitativo sia con riferimento alle difficoltà che essa può portare alla struttura sociale italiana. Ne deriva un’esagerata reazione di allarme e di autodifesa, la quale arriva perfino a giustificare, azioni di intolleranza e discriminazione, agli occhi di chi le compie. Spesso, abbiamo sentito ripetere l’espressione “io non sono razzista, ma…..” seguita da valutazioni pseudo-oggettive che tendono a razionalizzare l’ostilità verso gli immigrati e a sostenere come inevitabili provvedimenti di fatto discriminatorio, aventi come finalità ultima quella di allontanarli da sé e dal proprio spazio vitale. Anche per quanto riguarda la formazione dell’opinione collettiva sull’argomento si possono vedere in azione i meccanismi di distorsione della percezione. Ad esempio, la diffusa tendenza che c’è nel attribuire la condizione di degrado in cui a volte gli immigrati vivono non alle difficoltà materiali in cui possono trovarsi ma a loro caratteristiche 10
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Aquile in fuga. L'immigrazione albanese in Italia tra costruzioni mediatiche, vincoli legislativi e sogni d'integrazione

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Informazioni tesi

  Autore: Fation Tila
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Verona
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze del servizio sociale
  Relatore: Luca Mori
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 65

FAQ

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