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L'economia del settore vitivinicolo in Europa ed in Italia - Illustrazione dei percorsi economici per una riforma del settore

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-7- Evoluzione della superficie vitata mondiale La riduzione della superficie vitata europea ha interessato i tre maggiori paesi produttori, con il 91% di estirpazioni distribuito nel corso di 17 anni (1998-2004) ma con andamento variabile durante questo periodo. Dopo l’istituzione dell’OCM del vino nel 1999, solo la Francia e, in parte, la Germania hanno seguito una politica di estirpazione, anche se a livello molto contenuto. La distribuzione dei nuovi diritti ha consentito un leggero aumento della superficie vitata nei tre anni successivi alla riforma, dopodiché le difficoltà del mercato hanno arrestato tale progressione. Durante questo periodo (1999-2004) è stata la Spagna, che ha la superficie viticola più estesa del mondo (1,2 milioni di ettari), ad aumentare la superficie di 61 000 ettari (con un aumento quindi del 5,4% rispetto al 1999). Con l’allargamento dell’UE-25 la superficie vitata è aumentata di appena 150 000 ettari (corrispondenti al 4% del totale delle viticolture dell’UE). L’Ungheria da sola comprende 93 000 ettari, che equivalgono al 62% della superficie vitata complessiva dei nuovi Stati membri. In questi paesi si osserva un’erosione della superficie vitata. Si tratta di una tendenza che interessa tutti i paesi dell’Europa centrale e orientale (PECO) dagli anni Ottanta ma che è accelerata con la transizione: l’Ungheria aveva perduto il 35% della superficie vitata tra il 1985 e il 2000. La prospettiva di un ingresso nell’UE ha costituito un incentivo al reimpianto, ma la crisi del 2004-2005 ha prodotto nuove estirpazioni. Dopo la stabilizzazione della viticoltura europea, una nuova ondata di estirpazioni è stata avviata durante la campagna 2005-2006 a causa della crisi economica del settore. Così la Francia procede all’estirpazione (dati provvisori) di 15 000 ettari di vigneto di cui 12 500 in Linguadoca (pari al 4,5% della superficie viticola) e l’Ungheria 4 000 ettari. I paesi del Nuovo Mondo e dell’emisfero sud, in particolare Australia e Cile, hanno istituito programmi di sviluppo delle viticolture nazionali orientati all’esportazione. L’Australia ha favorito gli impianti tramite una serie di agevolazioni fiscali (2). Tali programmi sono stati confortati dalla crescita dei mercati obiettivo, ovvero Regno Unito, Europa del nord, Stati Uniti, Giappone, cioè paesi non produttori ad elevato tenore di vita. In Argentina la quasi stabilità della viticoltura nasconde un fenomeno di riconversione qualitativa condotta sul modello della Linguadoca, con la sostituzione dei vigneti vecchi e dei vitigni vecchi con vigneti moderni: vitigni internazionali, piante selezionate, palizzamento, irrigazione a goccia. Lo stesso fenomeno si registra in Sudafrica. 2 Wahlquist, A., ‘Tax break is threat to wine’, The Weekend Australian, 27 aprile 2006.
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L'economia del settore vitivinicolo in Europa ed in Italia - Illustrazione dei percorsi economici per una riforma del settore

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Informazioni tesi

Autore: Marco Bruschi
Tipo: Tesi di Laurea
Anno: 2005-06
Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
Facoltà: Economia
Corso: Economia e Commercio
Relatore: AlbertoMattei
Lingua: Italiano
Num. pagine: 99

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