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L'Islam in Europa - Il caso del Belgio

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intellettuale arabo e ottomano. L’Occidente perdeva la maschera del nemico storico per indossare quella del “vicino di casa” che sfoggia le ultime conoscenze della scienza e della tecnica e che ci spinge ad imitarne i gusti. Un vicino che, uscito dalle guerre di religione, era riuscito a superare il principio del fondamento della politica nella religione, ispirando simpatie soprattutto tra le correnti riformiste laiche che si affermano nei paesi musulmani dalla seconda metà dell’Ottocento. Lo scenario cambia ancora agli inizi del Novecento, con il colonialismo e i protettorati, come si può chiaramente vedere con la vicenda di un’importante nazione araba, quella egiziana. Tra il 1922, anno in cui termina il protettorato della Gran Bretagna sull’Egitto, e il 1952, quando prende il potere il movimento degli Ufficiali Liberi (tra i quali milita Nasser, il futuro leader), si ha un inevitabile confronto con la modernità europea che crea un conflitto interno al mondo egiziano: da un lato i riformatori che, pur opponendosi al neocolonialismo, svilupparono un’ideologia nazionalista; dall’altro i conservatori che difendevano l’autenticità della legge coranica e tutto ciò che essa comportava. I Fratelli Musulmani danno vita ad una rappresentazione drammatica del conflitto insanabile fra Islam e Occidente, dove le forze del male cospirano contro la Casa dell’Islam. Si può intuire quindi, come si svolge l’itinerario che dalla prima predicazione di Hasan al-Bannâ conduce ai vari movimenti dell’Islam radicale contemporaneo, che criticano fortemente i governi nazionali, i modelli sociali e politici sperimentati in Occidente, compreso quello della democrazia parlamentare, perché ritenuti contrari alla natura stessa dell’uomo. 10 Socialismo, capitalismo, democrazia pluralista sono ritenuti delle costruzioni artificiali dove l’uomo crede di poter fondare la legittimità sulla volontà popolare, sulla classe rivoluzionaria o sui rapporti tra maggioranza e opposizione. L’uomo è ridotto a merce, la donna svalutata e la famiglia privata dalle sue funzioni naturali: è qui che fa eco la mitologia della superiorità del sistema economico-sociale coranico rispetto a quelli inventati dall’Occidente. Inoltre il tutto è alimentato da un conflitto, che dalla seconda guerra mondiale, alimenta il radicalismo religioso: la questione palestinese. Quando, circa vent’anni dopo la sua nascita, lo stato di Israele vince la guerra contro gli eserciti arabi (1967) e annette Gerusalemme, 11 i movimenti radicali parlano di uno scontro fra il nemico che da esterno si è insediato nelle terre sante dell’Islam per distruggerlo, una sfida cui viene risposto con il richiamo, nella coscienza musulmana, della guerra santa, il jihad. Lo «sforzo» collettivo, morale e anche militare (se necessario), a cui sono richiamati tutti i fedeli della vera e unica religione, per difendere la propria fede. Poiché il principale artefice della presenza di Israele sono gli USA, non ci sono grandi distinzioni del campo avversario, tra paesi a tradizione cattolica o protestante. Che piaccia o no, resta comunque il fatto che queste due entità vengono messe continuamente a confronto, oggi come ieri, e c’è da dire che loro stesse si adeguano a questo costume: «in un certo senso esse “si necessitano” 12 a 10 E. Pace, op. cit., p.110. 11 L’attacco israeliano fu breve ma deciso, per questo la guerra del 1967, tra Israele e gli stati arabi di Egitto e Siria (seguiti poi da Giordania e Iraq), è ricordata come la guerra dei “sei giorni”. Fu una grande sconfitta per i paesi arabi: oltre all’annessione di Gerusalemme (Est), la Siria perse le alture del Golan, l'Egitto la striscia di Gaza (che occupava dal 1948) e la penisola del Sinai fino al canale di Suez. G. Kepel, Jihad ascesa e declino: storia del fondamentalismo islamico, Carocci, 2004, p. 72. 12 S. Allievi, op. cit., p. 30. 7
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L'Islam in Europa - Il caso del Belgio

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Informazioni tesi

  Autore: Federica Vacca
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Relazioni internazionali
  Relatore: Patrizia Manduchi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 124

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