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Il giornalismo sportivo. Il rapporto tra la carta stampata e le tv locali da Gianni Brera ad oggi.

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6 Colpevolista anche Giancarlo Dotto. “Giornali sportivi e comunque il giornalismo sportivo hanno assunto negli anni la disinvoltura assoluta come metodo, nel riportare le notizie, nel tracciare titoli e profili. Titolo strillato oggi, domani è già smentito dai fatti, ma non importa, si riparte in un‟altra direzione. E‟ un gioco al massacro ormai accettato da tutti”. Ma non è solo colpa della tv. “A forza di urlare – mi ha risposto Maurizio Crosetti - e di inseguire la tivù in ogni piega dei palinsesti, dei linguaggi e degli argomenti, una parte non esigua del giornalismo scritto si è involgarita. Ma chi l‟ ha fatto, era già molto dotato di suo. Possedeva, intendo, una forte predisposizione naturale”. Per Gianpiero Scevola “il livello del giornalismo si è abbassato perché è andato di pari passo coi tempi. Cambiano gli usi e i costumi, è cambiato anche il modo di fare giornalismo. È un‟evoluzione naturale, ma non è detto che sia meglio, anzi, tutt‟altro. Certe trasmissioni (vedi quelle di Biscardi) hanno poi accentuato negativamente questo cattivo andazzo, con un modo urlato che ha portato qualche giornalista a comportarsi così anche nella scrittura”. Per Giorgio Micheletti la tv ha modificato il modo di fare giornalismo sulla carta stampata. Ma non necessariamente in negativo. “Almeno nel trattar l‟argomento con un altro linguaggio. Un linguaggio che sia molto più vicino al parlato che allo scritto, un linguaggio che se si vuole è stato contaminato dall‟unità di misura della tv, che è il tempo, a scapito di quella dei giornali, che è lo spazio. Sicuramente poi i giornali hanno anche subito una sorta di sollecitazione nella trattazione della notizia dato che non puoi ignorare la presa che un argomento ha in tv. Perché ignorare qualche cosa che ti fa vendere copie, soprattutto se la sera prima ha fatto fare numeri alla televisione? Esempio: se faccio (ovviamente in una tv che abbia un peso specifico notevole) una trasmissione sul rientro di Adriano, il giornale sa che ne deve parlare dato che il giorno dopo il telespettatore diventa lettore e si aspetta di trovare, tanto o poco che sia, un accenno all‟argomento della sera prima”. Beccantini invece, molto duro nel tracciare il quadro della situazione del giornalismo sportivo, non è assolutamente colpevolista nei confronti della tv. “Il declino del giornalismo sportivo è colpa di noi giornalisti sportivi. Mai confondere il contenitore (talk show, giornali, eccetera) con il contenuto”. Massimo Norrito punta il dito sulle scelte editoriali. “Ci sono giornali che fanno di certe scelte di campo una loro precisa linea editoriale. Le trasmissioni c‟entrano poco. Per fortuna ci sono ancora giornali che fanno lo sport in un certo tipo e anche, purtroppo rare eccezioni, trasmissioni che non urlano. Nella stragrande maggioranza dei casi però chiunque si mette in mano un microfono, va in onda senza fare distinzione tra uno studio televisivo e una curva dello stadio”. Per Ivan Zazzaroni è colpa “dello scadimento della qualità dei giornalisti, della mancanza di scuole e maestri, di artigiani veri. Colpa degli editori, anche: hanno privato i giornali
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Informazioni tesi

  Autore: Alberto Facchinetti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Stefano Ferrio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 88

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