Il prezzo della gloria: il rapporto tra la SLA e il mondo dello sport

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15 1.2 Gli studi Troppe perplessità, troppi indizi ma nessuna prova schiacciante. Resta un alone di mistero sul possibile nesso tra la sclerosi laterale amiotrofica e il calcio. Gli studi sono ancora pochi e spesso disomogenei. Anche se negli ultimi anni l‟incremento dei casi, manifesti o taciuti, ha spinto molti epidemiologi ad avviare lavori sull‟argomento. Nel marzo 2005 Adriano Chiò, professore nel dipartimento di neuroscienze dell'Università di Torino, e Gabriele Mora, della “Fondazione Salvatore Maugeri di Pavia”, in collaborazione con la dottoressa Caterina Bendotti e finanziati dalla Fondazione “Vialli e Mauro”, hanno progettato una ricerca al fine di indagare sulle origini di questo rapporto. I due medici, tra i pionieri in Italia nello studio della materia, sono pervenuti ad interessanti conclusioni. I risultati continuano a preoccupare, i calciatori italiani correrebbero un rischio sei volte superiore di contrarre la malattia rispetto alla popolazione generale. Il “report” nasce dalla precedente indagine di Guariniello, che nel 2003 si è occupato dell'uso di farmaci dopanti tra i calciatori del campionato italiano. Il resoconto era già stato eclatante. Lo studio era stato condotto sui certificarti di morte di circa 24.000 calciatori professionisti e semiprofessionisti e ha rilevato la presenza di un significativo eccesso di decessi per il morbo di Gehrig nel periodo 1960-1996 rispetto a quanto accadeva nella popolazione italiana (dati Istat). Otto i casi riscontrati a fronte dello 0,69 atteso. Un‟influenza undici volte superiore alla media. Questo ampliamento è ancora più indicativo fra i soggetti di età inferiore a 60 anni, decisamente inferiore a quella tipica. I risultati di questo studio sono di per sé estremamente rappresentativi dell‟esistenza di un rapporto patogenetico fra la malattia e il calcio. Tuttavia risentono di alcuni problemi metodologici: l‟imprecisione dei certificati di morte sulle cause dei decessi; le incertezze relative all‟ incompletezza del target di calciatori utilizzato; l‟impossibilità di discriminare fra un effetto del calcio in sé e un generico effetto traumi/microtraumi nelle genesi della Sla. «Ma il procuratore non è un epidemiologo, ecco perché abbiamo voluto riesaminare la situazione per vedere se i risultati venivano confermati», precisa il dottor Chiò. «Va detto che le premesse erano piuttosto complesse, visto che abbiamo a che fare con un problema sia legale che scientifico. Inoltre della malattia si sa ancora molto poco. Siamo partiti così dai dati disponibili e abbiamo delineato uno studio il più possibile accurato e rigido».

Anteprima della Tesi di Ivan De Vita

Anteprima della tesi: Il prezzo della gloria: il rapporto tra la SLA e il mondo dello sport, Pagina 8

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Sociologia

Autore: Ivan De Vita Contatta »

Composta da 118 pagine.

 

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