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Allestimento di un modello di malattia da trapianto contro l'ospite (Graft versus host disease)

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2 cellule T del trapianto possono reagire contro i complessi HLA-peptide del ricevente causando la GVHD a livello della cute, del tratto gastrointestinale e del fegato. Meno frequentemente, le cellule T residue del ricevente reagiscono contro le cellule del donatore causando il rigetto del trapianto. Il più alto rischio di GVHD e di rigetto avviene nei trapianti tra individui con HLA di aplotipo diverso. Comunque, a meno che le cellule T del donatore siano rimosse dal trapianto, spesso la GVHD avviene anche dopo trapianti di cellule staminali tra individui con lo stesso aplotipo HLA, a causa del riconoscimento degli miHAs (antigeni del complesso minore di istocompatibilità). Gli miHAs rappresentano gli antigeni derivati dai prodotti proteici di geni polimorfici, essi marcano la disuguaglianza allelica tra donatore e ricevente, che può essere osservata a livello di singoli amminoacidi, o di profondi polimorfismi in alcuni geni (Bleakley and Riddell, 2004). La GVHD ha un elevato tasso di mortalità e si manifesta secondo due tipologie: la forma acuta che decorre entro i primi 100 giorni dal trapianto ed è caratterizzata da danni a livello cutaneo, epatico, e nel tratto gastrointestinale; la forma cronica si sviluppa dopo 100 giorni dal trapianto con l’insorgenza di sindromi simili a quelle autoimmuni, disordini cutanei come lo scleroderma e disfunzionalità delle ghiandole salivari e lacrimali (Shlomchik, 2007). Affinché si sviluppi la GVHD, devono verificarsi alcune condizioni:  incapacità dell’ospite di rigettare il trapianto  presenza di cellule immunocompetenti nell’inoculo  incompatibilità tra ricevente e donatore  capacità delle cellule T allo-reattive di essere attivate dalle APC (antigen-presenting- cells) e di migrare nei tessuti specifici in cui svolgeranno la loro funzione effettrice. Il decorso della GVHD avviene secondo tre fasi:  contributo del regime di “condizionamento” al danno tissutale  attivazione delle cellule T del donatore in seguito alle interazioni con le APC  danno ai tessuti bersaglio mediato dall’azione delle cellule effettrici e delle citochine secrete. Nei giorni precedenti il trapianto, il paziente riceve un trattamento di chemioterapia a dosi molto elevate e, in alcuni casi, anche di radioterapia; questo primo stadio è chiamato “condizionamento” e rappresenta una fase di preparazione, grazie alla quale viene ridotto il numero di cellule tumorali presenti, diminuisce il rischio del rigetto poiché il ricevente è immunosoppresso, viene limitato il numero di cellule ematopoietiche dell’ospite in modo tale da creare uno spazio a livello delle cavità midollari per l’impianto delle nuove cellule di midollo (Shlomchik, 2007). Il danno cellulare indotto dal regime di “condizionamento”
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Informazioni tesi

  Autore: Silvia Caterino
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Roma Tor Vergata
  Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
  Corso: Scienze biologiche
  Relatore: Claudio Pioli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 21

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Parole chiave

cellule t cd8
midollo osseo
gvhd
trapianto
gvl
cellule t cd4

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