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La comunicazione nella fantascienza

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6 sarà terribile ma non servirà a far risuscitare l‟antica letteratura. Gli autori del passato non hanno più niente da dire nell'universo creato da Bradbury. Lo scrittore, emarginato nella nuova società del futuro, è condannato ad un triste destino. In “The pedestrian” l‟ultimo pedone viene fermat o di notte ed interrogato da un‟auto della polizia, meccanizzata, e scambiato per un pericoloso malvivente solo perché non si allinea con la società conformista. Quando gli viene domandata l‟occupazione, il protagonista dichiara di essere uno scrittore. La macchina commenta significativamente: “Senza occupazione”. A mezzo secolo di distanza dal capolavoro di Ray Bradbury, Fahrenheit 451, è evidente che i timori espressi dall‟autore statunitense nella sua anti -utopia si sono rivelati in buona parte infondati. Sì, è vero che la TV si è diffusa in ogni casa e che la qualità dei programmi è spesso infima, tuttavia il libro si difende ancora bene. Vi sono nazioni, come l‟Italia, in cui si legge poco (se prendiamo per buoni i dati riportati da Maremmi 28 nel nostro paese sono considerati forti lettori quelli che leggono quindici libri all‟anno). La situazione in Italia farebbe pensare all‟inutilità di una proibizione della lettura, come avviene nell‟America del futuro in Bradbury, quanto piuttosto ad una morte del libro per disinteresse; tuttavia, nonostante la concorrenza dei nuovi media, l‟industria libraria è ancora ben lontana dal fallimento persino nel nostro paese. Ci sono però segnali inquietanti; nel nostro paese l‟offerta di libri supera di gran lunga la do manda. In altre parole si scrive più di quanto si legga. Gli autori giovani fanno fatica a trovare un editore disposto a pubblicarli; è sempre più difficile vendere i romanzi nuovi a meno che non rechino una firma già nota. Esistono le tipografie che pubblicano a spese dell‟autore e anche tipografi che, spacciandosi per editori, compiono operazioni al limite della truffa. Tra autore ed editore c‟è sempre stata poca simpatia reciproca e poca collaborazione, ma il discorso ci porterebbe troppo lontano dal nostro argomento. Il mercato è in crisi; aumentano i costi di produzione e i prezzi dei libri mentre “l‟esiguo pubblico dei lettori accenna sì e no a crescere (o almeno c‟è chi lo dice)” 29 . Il pubblico è influenzato dalle notizie-pettegolezzo sul tale libro. Le cifre parlano chiaro; “in Italia si stampano circa 50.000 libri all‟anno (contro gli 8000 circa del 1955) con un incremento medio di circa 1000 libri all‟anno. (…) D‟altra parte, perché tra tempo libero e tempo da dedicare ai libri dovrebbe esserci per forza una correlazione? Siamo (e resteremo) al primo posto fra i popoli che maneggiano e sfogliano rotocalchi e giornalini e fumetti.” 30 La crisi lamentata dagli editori (Maremmi, autore di un libro sulla delicata questione, è egli stesso il proprietario di una piccola casa editrice che pubblica a spese degli autori) un po‟ smentisce, un po‟ conferma le pessimistiche previsioni di Bradbury. La situazione italiana è compensata tuttavia da altre nazioni in cui la media di libri letti nell‟arco di un anno è molto più alta. Questo non ci dice nulla sulla qualità della lettura ma è comunque un dato incoraggiante. Concludiamo con un‟osservazione riguardo alle figure degli uomini -libro che ci riporta al rapporto scrittura-oralità a cui abbiamo accennato all‟inizio del capitolo. Queste figure di “aedi” clandestini ci ricordano un po‟ la società prevalentemente analfabeta in cui si muoveva Omero assieme agli altri aedi greci, gli stessi che, come scrive Havelock nel suo libro 31 , creavano un rapporto quasi ipnotico col pubblico basato sul piacere della reiterazione (lo stesso piacere che si prova ancora oggi, da bambini, nel sentirsi ripetere più volte la fiaba preferita). ______________________________ 1 Empire and Communications. Tutte le notizie riguardo a Innis e agli altri studiosi della scuola nordamericana sono tratte da M.Sanfilippo e V.Matera, Da Omero ai cyberpunk. Archeologia del Villaggio Globale, Roma, Castelvecchi, 1995 2 ivi, p. 14 3 ivi, p. 18 4 ivi, p. 19 5 Cfr. A.Mattelart, La communication-monde. Histoire des idées et des stratégies, 1991, Paris, ditions Anthropos (La comunicazione mondo, Milano, Il saggiatore, 1994, p.10) 6 Cfr. M.Sanfilippo e V.Matera, op. cit., p. 28 7 Trad. it di Giorgio Monicelli, Fahrenheit 451, Milano, Mondadori, 1989. Il romanzo appare in rivista nel 1951, più breve e col titolo di The fireman, quindi in volume nel 1953. 8 Manferlotti parla di "cannibalismo letterario: l'anti-utopia divora l'utopia", cfr. S.Manferlotti, Anti-utopia. Huxley, Orwell, Burgess, Palermo,
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La comunicazione nella fantascienza

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Informazioni tesi

  Autore: Massimo Acciai
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Luca Toschi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 176

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