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La comunicazione nella fantascienza

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V nelle opere distopiche, vi sia quasi sempre il progressivo abbandono della lettura. I due fenomeni sono strettamente legati da un rapporto di causa ed effetto. Il punto di partenza è l‟opera forse più nota di Ray Bradbury, Fahrenheit 451, in cui è centrale il tema del rapporto tra comunicazione orale e comunicazione scritta. Bradbury considera due manifestazioni antitetiche della comunicazione orale: la televisione da una parte (quindi un codice comunicativo audiovisivo del „900) e la cultura degli “uomini -libro” dall‟altra (un ritorno all‟oralità primitiva). Le simpatie dell‟autore vanno chiaramente al secondo tipo di oralità. Tutta l‟opera è in realtà un‟efficace critica sociologica e politica contro il maccartismo allora attivo negli USA, ma il tema è più generale e si ricollega ad altre importanti opere di SF: si pensi ad esempio a Nineteen Eighty-Four di George Orwell, dove i libri sono distrutti per essere riscritti secondo le esigenze politiche del momento, e in generale al filone distopico. Il terzo capitolo è interamente dedicato ai mass media quali televisione, cinema, telefono, pubblicità, musica, radio, ecc. Notiamo che negli autori della metà del secolo passato vi è un comune allarmismo nei confronti della TV, il “Grande Fratello” che serve il potere totalitario e minaccia la nostra privacy. Dall‟altra parte si guarda con nostalgia al passato, ai libri che diventano simbolo di una letteratura minacciata dall‟invadenza dei mass media nella nuova “società dell‟immagine”. Il quarto capitolo riguarda i nuovi media, basati sulla tecnologia digitale, che molti studiosi hanno associato ad una “rivincita della scrittura”. Dagli autori più recenti sembra giungerci una visione più ottimista simile a quella che autori di un secolo prima avevano degli allora nuovi media, quelli cioè trattati nel terzo capitolo, appartenenti ad anni in cui la fiducia nella scienza e nel progresso aveva il sopravvento sui pericoli di un suo uso distorto. Si pensi, per quanto riguarda il computer, al genere cyberpunk degli anni Ottanta. Con gli anni Novanta torniamo invece ad una visione più pessimista sotto molti aspetti. Questa prima parte si conclude con una panoramica sulla telepatia nella SF. La menzione è giustificata dalla grande quantità di opere di fantascienza che trattano questo tema così poco “scientifico”, ten tando a volte di spiegarlo in termini razionali o pseudo-scientifici, sconfinando spesso nel fantastico. L‟interesse per i fenomeni psichici, nato nel XIX secolo, ha contagiato molti autori a partire da Edgar Allan Poe (vedi il suo noto racconto sul mesmerismo 17 che fa da tramite tra il nostro mondo e l‟Aldilà, “The Fact in the Case of Mr. Valdemar”) e allo studio dello spiritismo da parte di Sir Arthur Conan Doyle 18 , ha avuto un‟influenza notevole sulla fantascienza moderna, tuttavia approfondirlo in questa sede ci porterebbe troppo lontano dal nostro argomento. Ciò che poteva avere un fondamento scientifico ai tempi di Poe – e poteva quindi rientrare nella definizione di fantascienza – oggi lo classificheremo piuttosto come “sovrannaturale”. Gli stessi mezzi di comunicazione presi in considerazione nella prima parte li ritroviamo anche nella seconda, utilizzati per la comunicazione con soggetti non umani. Certo, fino a qualche tempo fa sarebbe parso assurdo rivolgersi ad una macchina, ma quando questa (sia essa il computer, il robot o l‟androide) si avvicina all‟uomo al punto da identificarsi quasi con esso (vedi i replicanti di Blade Runner) finisce inevitabilmente col diventare un “interlocutore”, un soggetto attivo della comunicazione. Cessa insomma di appartenere alla categoria del “mezzo”. Nel primo capitolo della seconda parte si è analizzata la visione che gli autori del passato avevano del computer, mentre la scienza informatica si sviluppava parallelamente alla narrativa di SF che ne anticipava di volta in volta alcuni aspetti, azzeccando o meno le previsioni (come ad esempio l‟equazione dimensioni -potenza negli anni Cinquanta). Si è esaminato in dettaglio il dialogo uomo-macchina, seguendo le importanti trasformazioni che si sono verificate dai primi computer; “Prima” scriveva al riguardo Piero Angela già nel 1983 “per dialogare con un computer era indispensabile seguire un corso di specializzazione, apprendere un linguaggio logico particolare, trasformare le domande in schede perforate e saper leggere le risposte date dal computer su altre schede perforate. In tempi più recenti il dialogo è stato agevolato dall‟introduzione di una tastiera del tutto simile a una macchina da scrivere, da un video e da una stampante. Ora stanno per cadere le barriere di questi linguaggi specializzati: già vengono costruiti computer in grado di dare risposte
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La comunicazione nella fantascienza

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Informazioni tesi

  Autore: Massimo Acciai
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Luca Toschi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 176

FAQ

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