Moravia saggista in articoli noti o sconosciuti: 1927-1945

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Se, infat, «la crisi del romanzo fa parte di una crisi generale della leteratura», per il giovane Pincherle «il degente predileto è il Romanzo o quella forma di prosa narratva che comunemente si nomina romanzo»; fn dagli esordi lo scritore romano dimostra così la sua predilezione per questo genere leterario e la volontà di ergersi a sostenitore e difensore di esso. La malata che afiggeva il romanzo, secondo Moravia, consisteva in una sua difusa “cerebralità”, in uno squilibrio vistoso tra il pensiero e l’azione, per una prevalenza abnorme del primo sulla seconda, che ostacolava «una rappresentazione vera e sopratuto convincente della vita. Tale ipertrofa del pensiero è esemplifcata dallo scritore con una seconda serie di immagini metaforiche, questa volta non più incentrate sul tema della malata ma su quello della «gran fera psicologica»; ad essa partecipano i «pensieri colpevoli che passeggiano indisturbat per i lobi del cervello umano» 14 , la «subcoscienza» 15 , che si intratene in piacevoli conversazioni con «l’associazione delle idee», e anche la «fantasia» e la «memoria», che danzano al ritmo della grancassa suonata dalla leteratura, «così malridota, lacera, e miserabile, così…cerebrale» 16 . Moravia precisa, però, che i suoi idola polemici non sono tanto «Pirandello, Joyce e Proust», che egli considera «stelle di prima grandezza nel cielo leterario; stelle fsse», quanto piutosto i “satellit” che ruotano intorno a quest astri, gli epigoni che hanno fato degenerare l’insegnamento dei loro modelli. Per far rinascere il genere romanzo Moravia indica due rimedi fondamentali: in primo luogo, restaurare «un equilibrio rigoroso del pensiero e dell’azione, equilibrio che nei tempi passat ha 14 Ibidem. 15 Il termine subcoscienza indica l’insieme delle atvità psichiche che non entrano nei limit della coscienza, ma cadono in una zona più marginale ed oscura, pur contribuendo a mantenere l’unità del soggeto. Adotato già da Leibniz e Herbart, il conceto, usuale in psicologia e in psicopatologia alla fne dell’Otocento, fu ripreso da Freud in alcuni dei suoi primi scrit, come sinonimo di inconscio. Compare infat nell’artcolo pubblicato in francese, Alcune considerazioni per uno studio comparato delle paralisi motorie organiche e isteriche (1893) e in un passo degli Studi sull’isteria (1895). Il termine fu, in seguito, respinto dallo stesso Freud, poiché sembrava implicare la nozione di una seconda coscienza che, per quanto atenuata, rimaneva in rapporto con i fenomeni consci; fu così espunto dal vocabolario psicanalitco. L’adozione di esso da parte di Moravia non implica necessariamente, quindi, la totale estraneità dello scritore alla dotrina freudiana. 16 A. Pincherle, C’è una crisi del romanzo?, cit., p1. 11

Anteprima della Tesi di Serena Senesi

Anteprima della tesi: Moravia saggista in articoli noti o sconosciuti: 1927-1945, Pagina 8

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere

Autore: Serena Senesi Contatta »

Composta da 301 pagine.

 

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