Valutare la politica di coesione dell'UE: l'approccio quantitativo dei modelli macroeconomici

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15 UE. Anche il metodo di gestione degli strumenti finanziari subì una radicale trasformazione. FESR, FSE e FEOGA avrebbero dovuto adesso finanziare dei programmi ideati con approcci più bottom-up, quindi con maggiore coinvolgimento delle regioni, in nome di quel principio di sussidiarietà che avrebbe trovato un posto importante nel successivo Trattato di Maastricht (Comm., 2008 a). Prima del big bang del 1988 molti temi e circostanze storiche infiammavano i modi di fare policy making in seno alla Comunità europea. In primo luogo il momentum istituzionale di particolare importanza. Il primo pacchetto Delors chiedeva agli Stati membri che più avrebbero beneficiato del completamento del mercato unico uno sforzo atto a finanziare maggiormente la nascente politica di coesione, la quale veniva percepita come un meccanismo che alleviasse le distorsioni e le esternalità negative prodotte dalla maggiore integrazione del mercato comune. In aggiunta i soldi provenienti dagli Stati membri contribuenti netti sarebbero stati vincolati ad un controllo serio di programmazione, valutazione e controllo esercitato dalla Commissione. In secondo luogo si faceva strada l’approccio decentralista 5 delle politiche di sviluppo che portò tra l’altro nel 1992 alla creazione del Comitato delle Regioni. In terzo luogo, con il balzo in avanti prospettato dal mercato unico era necessario procedere con politiche che rappresentassero un’integrazione non più solo “negativa” ma anche “positiva”. Vale a dire che dopo la lunga fase della rimozione di barriere fisiche e giuridiche preliminare alla costruzione del mercato unico, si sentiva la necessità di procedere con azioni che apportassero correzioni alle conseguenze più spiacevoli che da solo, il mercato unico avrebbe esacerbato. Varie teorie politiche, poi, hanno fornito spiegazioni all’accelerazione che portò alla riforma dei Fondi strutturali. Dal punto di vista della scuola intergovernativista infatti la riforma dei Fondi strutturali non fu nient’altro che una compensazione economica che gli Stati membri più economicamente arretrati ricevettero per accettare l’ampliamento e l’approfondimento dell’integrazione europea, e la successiva creazione di un’unione monetaria. Successivamente all’entrata nella Comunità europea di Grecia nel 1981 e di Spagna e Portogallo nel 1986, le disparità regionali venivano infatti ad ampliarsi in maniera significativa. Questo fatto, sommato al rinnovato impulso che l’Atto unico europeo imprimeva al completamento del mercato unico e ad una più profonda 5 Decentralismo, o più specificamente devoluzionismo è quel trasferimento amministrativo di autorità decisionale dal governo centrale ad enti locali semi autonomi.

Anteprima della Tesi di Lorenzo Calcinai

Anteprima della tesi: Valutare la politica di coesione dell'UE: l'approccio quantitativo dei modelli macroeconomici, Pagina 8

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Lorenzo Calcinai Contatta »

Composta da 172 pagine.

 

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