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Il persistere del mito polare nel romanzo ''Al Polo Australe in velocipede'' di E. Salgari

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8 to Ippocrate di Cos, uno dei più grandi studiosi dell’Antichità: nel trattato Arie acque luoghi, databile attorno al 430 a.C., la mitezza e la bontà di carattere del mondo mediterraneo sono messi in relazione con un clima temperato, asserendo così, su base “scientifica”, la superiorità della civiltà europea su quelle popolazio- ni che vivevano all’esterno della fascia circum-mediterranea. Addirittura Aristotele, basandosi sulla suddivisione della Terra, sostenuta da Parmenide di Elea, in cinque fasce o climi, affermò che nell’emisfero setten- trionale la parte abitabile era limitata alla zona temperata e che, al di là di questa, non era possibile vivere o, almeno, chi mai vi riuscisse ad abitare, non poteva ap- partenere ad una umanità “normale”. E’ questo il caso degli Iperborei, popolo mi- tico “al di là del vento del nord”, dei quali abbiamo un’infinità di riferimenti in tutta la storia letteraria e scientifica antica: la prima testimonianza risale, proba- bilmente, ad Ecateo di Mileto, il quale li situa all’estremo nord della Terra, tra l’Oceano e i monti Rifei. Erodoto, nel IV libro delle Historie, li descrive come un popolo pacifico e mite, citandoli in relazione agli Sciti e dunque in un ambito ge- ografico nord-orientale. Gli Iperborei vengono invece collocati nell’Europa occi- dentale da Ecateo di Abdera (IV-III sec. a.C.), nella sua opera Sugli Iperborei, della quale ci sono giunti pochi frammenti, descrivendoli con caratteristiche cultu- rali molto simili ai Celti continentali: Ecateo afferma che nelle terre antistanti la regione celtica nell’Oceano settentrionale vi era un’isola non più piccola della Si- cilia, abitata da una popolazione definita Iperbo-rei, che venerava soprattutto A- pollo, poiché su quest’isola era nata la madre Latona. Virgilio 8 e Plinio il Vecchio, con la sua ricchissima testimonianza 9 , pon- gono l’accento sull’aspetto gelido e caliginoso del mondo degli Iperborei e quindi del Settentrione in generale, interesse questo da interpretarsi in base al successo della teoria geoclimatica: anche quando non viene chiaramente espressa, la rela- zione sviluppatasi tra rigore del clima e indole dei Nordici appare sempre eviden- te. Spesso, infatti, si descrive la natura dei luoghi passando poi ex abrupto ad e- lencare gli aspetti più rilevanti del carattere degli abitanti. 8 “ Talis Hyperboreo septem subiecta trioni/gens effrena virum Rhiphaeo tunditur euro/et pecu- dum fulvis velatur corpora saetis”, Georgiche, III, 381-383. 9 Naturalis Historia, IV, 88-91.
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Il persistere del mito polare nel romanzo ''Al Polo Australe in velocipede'' di E. Salgari

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Informazioni tesi

Autore: Francesco Sorrenti
Tipo: Laurea liv.I
Anno: 2010-11
Università: Università degli studi di Genova
Facoltà: Lettere e Filosofia
Corso: Lettere
Relatore: FrancescoSurdich
Lingua: Italiano
Num. pagine: 63

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Parole chiave

salgari
velocipede
polo sud
polo australe
mito polare

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