Memorie garibaldine nel Biellese. Cronache, testimonianze e celebrazioni nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia

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14 1.1 - Una vita da combattente Ingenuamente, un uomo aveva fiducia negli uomini, credeva al loro Avvenire. E, miracolo o mistero, quel canto non lo si può soffocare. Max Gallo Giuseppe Garibaldi nacque nel 1807 a Nizza, allora francese, da una famiglia di commercianti marittimi emigrati dalla Liguria. Nizza si sarebbe riunita al regno di Sardegna solo nel 1815, all’indomani del Congresso di Vienna, per ritornare poi alla Francia in seguito all’armistizio di Villafranca nel luglio del 1859. A otto anni dunque divenne suddito, o meglio regnicolo – come si diceva allora – di casa Savoia. Crebbe parlando il dialetto ligure ed ebbe come seconda lingua il francese. Nella sua vita di viaggiatore cosmopolita parlò e scrisse in italiano sempre con qualche difficoltà 1 . Aveva dodici anni quando con altri tre ragazzi fuggì da Nizza per andare a Genova a bordo di una piccola imbarcazione. Riacciuffato a Monaco, fu ricondotto a casa e punito. Suo padre, capitano marittimo di seconda classe, aveva cercato di indirizzarlo gli studi giuridici sognando per lui una carriera forense o ecclesiastica. Il ragazzo però non si sentiva portato per questo genere di studi e, assecondando il suo istinto avventuroso, seguì le orme paterne e prese la via del mare. A quindici anni si imbarcò come mozzo sul brigantino Costanza, battente bandiera russa, diretto sul Mar Nero per prelevare un carico di grano. Si spinse fino a Odessa e poi a Taganrog, sul Mar d’Azov. Ritornato a Nizza accompagnò il padre, proprietario del battello Santa Reparata, in viaggio verso Roma in occasione del Giubileo. Navigarono lungo le coste tirreniche trasportando un carico di vino ed entarono a Roma risalendo il Tevere, facendo trainare l’imbarcazione da un gruppo di buoi. Il soggiorno nella città eterna colpì molto il giovane Garibaldi che, in età avanzata, scriverà come Roma gli apparve la futura 1 Nato in un ambiente plurilingue dove francese, italiano, e nizzardo e ligure costituivano le lingue e i “patois” dell’infanzia, possiamo ipotizzare che Garibaldi conoscesse una lingua speciale che si parlava solo nel Mediterraneo e nei suoi porti: la lingua franca, sabir o petit mauresque, un pidgin che consentiva ai marinai di intendersi in tutto l’antico Mare Nostrum, cfr. sull’argomento il testo della conferenza del prof. Nando Romano, dal titolo Garibaldi: lingua, storia e società, consultabile su internet al sito: http://www.iltechnologies.net/garibaldi/html/IT/lingua%20esocieta.htm (2011).

Anteprima della Tesi di Riccardo Pozzo

Anteprima della tesi: Memorie garibaldine nel Biellese. Cronache, testimonianze e celebrazioni nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia, Pagina 11

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Riccardo Pozzo Contatta »

Composta da 297 pagine.

 

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