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Cassa di Risparmio di Ravenna, edificio emblematico della cultura unificatrice dell’Italia di fine Ottocento: studio diagnostico dei prospetti

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13 l’approvazione governativa sulla Cassa di Ravenna, sul suo statuto e sull’annesso regolamento. Il 21 dicembre 1839 il papa Gregorio XVII accoglie l’istanza ed autorizza l’istituzione di una “società anonima commerciale, all’oggetto di stabilire una Cassa di Risparmio nella Città di Ravenna, approvandone il regolamento e le discipline” 11 . Il consiglio di Amministrazione era così costituito: Ippolito Rasponi, Presidente; Francesco Da Porto, Vice-Presidente; Antonio Cavalli, Cassiere; Ippolito Gamba, Ragioniere; Girolamo Rota, Segretario; Girolamo Rasi, Michele Valenti, Santi Malagola, Domenico Ghezzo, Francesco Lovatelli, Luigi Malagola e Pietro Martinetti, Consiglieri. Il 9 febbraio 1840 si svolse la prima riunione del neoeletto consiglio, in casa dello stesso presidente Rasponi, nell’intento di programmare l’apertura delle attività istituzionali. Finalmente, il 1° marzo dello stesso anno, venne aperto il primo sportello dell’Istituto nel complesso Classense presso l’Accademia di Belle Arti (nell’attuale via Baccarini), sede che rimase fino al 1851 12 . Si tenga presente che in questa fase la banca assolse principalmente alla funzione di custodia del risparmio. Nel decennio successivo, a causa di difficoltà economiche aggravate da un’epidemia di colera e da scarsità di raccolti agricoli, lo sviluppo delle attività finanziarie subì un forte rallentamento. Tali difficoltà si accentuarono con l’avvento dell’Unità d’Italia ed il conseguente mutamento dell’assetto politico e sociale nei territori, fino ad allora soggetti al dominio pontificio; fase che si prolungò fino alla crisi del 1866. Durante questa fase sfavorevole si allargarono però i finanziamenti ad enti pubblici e tra questi, in particolare, al Comune di Ravenna. La vita della Cassa di Risparmio risentì in modo diretto della struttura fondamentalmente agricola del territorio. La banca si trovava ad operare in una situazione a tutti gli effetti conservatrice perché anche l’agricoltura era restia ad innovazioni di particolare rilievo, soprattutto fino all’avvento dell’Unità d’Italia. A dare una svolta a questa situazione di stallo, prima ancora delle trasformazioni socio- economiche, furono nel 1860 le nuovi leggi dello stato in materia finanziaria. Tra queste emergeva la tassa sulla ricchezza mobile, la quale costrinse la banca a ridimensionare drasticamente i fondi destinati alla beneficienza pubblica. 11 PIRAZZOLI N., Il palazzo della Cassa di Risparmio di Ravenna, Danilo Montanari editore, 1995, pp. 19. 12 VARNI, GIOVANNINI, op. cit., pp. 13-14-15.
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Cassa di Risparmio di Ravenna, edificio emblematico della cultura unificatrice dell’Italia di fine Ottocento: studio diagnostico dei prospetti

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Informazioni tesi

  Autore: Marta Damiani
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
  Corso: Scienze e Tecnologie per la Conservazione ed il Restauro dei Beni Culturali
  Relatore: Giuseppe Maria Bargossi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 243

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