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Storia e giornalismo nella narrativa di Enzo Biagi

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9 luoghi e le sue ideologie. La battaglia non è solo quella armata, con i nazifascisti in ritirata, ma anche a livello di propaganda. Ognuno vuole portare i civili dalla sua parte. I repubblichini con la radio e la stampa regolare, i partigiani con i giornali clandestini. E’ in questo periodo che prendono sempre più piede fogli in cui si narrano le imprese e le direttive di quelle che ormai non sono più bande, ma vere e proprie divisioni dotate addirittura di uffici stampa. Bocca analizza questo fenomeno attentamente, dai primi manifesti ai giornali veri e propri. «Già nell’aprile del ’44 erano usciti al ciclostile alcuni numeri di un giornale detto notiziario dei partigiani delle Alpi Cozie ed intitolato: “Giustizia e Libertà”. Fu accusato di aver scelto un titolo troppo impegnativo: lo stesso giornale ufficiale del movimento, ma in realtà la scelta non fu errata […] Nell’estate si riuscì a far salire dalla pianura la prima macchina da stampa. Un tipografo di Cuneo, uscito dopo lunghi mesi dalle carceri di Torino, in cui era stato gettato per aver stampato materiale di propaganda antifascista, portò, insieme alla sua capacità tecnica, i caratteri necessari. Uscì il primo “Giustizia e Libertà” stampato. Poi ad esso si aggiunse “Quelli della Montagna”, notiziario dei partigiani della I divisione, quindi “Il Cacasenno”, foglio polemico umoristico della II divisione. Oltre i giornali si stamparono fogli di propaganda, raccolte di canzoni partigiane, opuscoli di educazione politica. […] Tre volte le tipografie partigiane furono scoperte e distrutte dai tedeschi. Altrettante il comando della II divisione riuscì a scovare in pianura una nuova macchina, nuova carta e nuovi caratteri sì che, pur con le sospensioni necessarie ai lunghi e difficili trasporti, la pubblicazione dei giornali si mantenne costante sino all’insurrezione» 4 . E’ un aspetto importantissimo per la vita dei partigiani, ma lo è ancor di più per il Giorgio Bocca giornalista, che si ritrova a contatto con l’ambiente in cui era cresciuto in provincia, tra redazioni improvvisate e colleghi intenti nella stesura dei vari articoli. Più volte l’autore si sofferma sulla stampa clandestina, testimoniandone l’influenza che queste pubblicazioni avevano sia nelle divisioni che nelle città occupate. Come spiega verso la fine del testo, quando ormai, a estate e autunno del ’44 sorpassati con descrizioni di combattimenti, difficoltà e di uno scambio di ostaggi con i fascisti, la città liberata di Pradleves diventa una sorta di capitale partigiana. Qui si sposta il Comando di zona e Bocca ancora una volta specifica subito che è lì che è stata piazzata la terza e ultima macchina da stampa, diventata ormai imprescindibile per i partigiani. Poche pagine dopo Bocca annuncia che le varie divisioni sono pronte ad attaccare e liberare anche Cuneo. La decisione viene presa proprio a Pradleves, in un momento in cui ormai, come spiegato dall’autore, l’esercito tedesco era in ritirata ovunque e i fascisti 4 Giorgio Bocca, Partigiani della montagna, Borgo San Dalmazzo, Istituto Grafico Bertello 1945, pp. 101-102.
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Storia e giornalismo nella narrativa di Enzo Biagi

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Informazioni tesi

  Autore: Riccardo Antonelli
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Macerata
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Forme della comunicazione letteraria
  Relatore: Andrea Rondini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 76

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giornalismo
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