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Il "Teatro comico" di Carlo Goldoni e la rappresentazione di Marco Bernardi

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3 1.1 «e io, che fin da ora sembrerà forse a taluno che voglia far da maestro» 4 Nel 1749, l’abate Piero Chiari, drammaturgo presso la compagnia Imer - Casali, porta in scena al Teatro San Samuele La scuola delle vedove, chiara parodia della Vedova scaltra di Goldoni, successo della compagnia di Girolamo Medebach nel dicembre del 1748 al Sant’Angelo. E Goldoni risponde alla satira chiariana con un Prologo apologetico, dove Polisseno (nome arcadico di Goldoni) e Prudenzio (verosimilmente Medebach), si qualificano l’uno come poeta e l’altro come riformatore dei teatri 5 . Polisseno difende la commedia dagli attacchi chiariani, la coerenza dei personaggi e l’esigenza del verisimile, scevra però da pedanteria e riproduzione sterile del reale 6 . La polemica si è fatta così aspra che si è reso necessario l’intervento del Tribunale degli Inquisitori ed entrambe le commedie sono state proibite. Questo caso emblematico ci fa comprendere quanto il clima fosse incandescente nei teatri pubblici della Serenissima: a Venezia la concorrenza si giocava anche sul fronte del profitto e i tre teatri di commedia, il San Luca, il San Samuele e il Sant’Angelo si contendevano autori (è di questo periodo la pratica di stipendiarli) e compagnie, ma soprattutto pubblico pagante 7 . Le polemiche facevano quindi anche da cassa di risonanza tra fazioni che parteggiavano o per Goldoni (e le sue commedie riformate), o per Chiari, aiutando ad incrementare le finanze delle varie compagnie. E gli echi dei teorici di fine Seicento ed inizio Settecento della riforma, non potevano passare inosservati a chi, come Goldoni, calcava le tavole dei teatri tutti i giorni. Egli non poteva restare sordo dinanzi alle accuse che da più parti arrivavano, invocando un ripensamento del teatro comico. Si pensi a Scipione Maffei o a Martello, i quali auspicavano una riforma complessiva del teatro, ma il più delle volte la teoria è rimasta impantanata tra sterili regole. Maffei, ad esempio, nel rispondere alla totale condanna del teatro da parte del religioso Daniele Concina, riteneva che non tutto il teatro fosse da condannare, ma solo quello scandaloso delle «sconce Arlecchinate», che attirava le risa della gente ignorante e scostumata e che «anziché correggere il vizio, lo fomentava» 8 . Il verosimile, l’abolizione del barocchismo, la ricerca di moralità, erano già stati teorizzati anche 4 L’autore a chi legge, in Carlo Goldoni, Tutte le opere, cit. p. 1045. 5 Cfr. Valeria Tavazzi, Per una rilettura del Teatro comico, in Eadem, Carlo Goldoni dal San Samuele al Teatro comico, Torino, Accademia University Press, 2014, pp. 192-248: 210-211. 6 Cfr. Walter Binni, La poetica del Goldoni in Idem, Goldoni, scritti 1952-1978, (Opere complete), 10, Firenze, Il Ponte, 2015, pp. 71-256: 125. 7 Cfr. Ginette Herry, Il teatro comico o il prezzo della riforma, in «Studi goldoniani», n. 4, 1976, pp. 4-47: 11. 8 Cfr. Giorgio Padoan, L’esordio di Goldoni: la conquista della moralità, in Id., Putte, zanni, rusteghi. Scena e testo nella commedia goldoniana, a cura di I. Crotti, G. Pizzamiglio, P. Vescovo, Ravenna, Longo, 2001, pp. 11- 44: 37.
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Il "Teatro comico" di Carlo Goldoni e la rappresentazione di Marco Bernardi

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Informazioni tesi

  Autore: Anna Antinnori
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Letteratura musica e spettacolo
  Relatore: Valeria Giulia Adriana Tavazzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 69

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