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Il "Teatro comico" di Carlo Goldoni e la rappresentazione di Marco Bernardi

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5 1.2 «L’autore che somministra a noi le commedie, ne ha fatte in quest’anno sedici, tutte nuove, tutte di carattere, tutte scritte», ovvero delle novità pubblicizzate Eccoci giunti al Teatro comico, la cui prima rappresentazione si svolse la sera del cinque ottobre del 1750, quale introduzione per quella stagione teatrale, che prometteva ben sedici nuove commedie della compagnia di Medebach. Questo manifesto di poetica in commedia ha almeno un precedente nell’Impromptu de Versailles di Molière; Goldoni avrebbe sfruttato la struttura metateatrale come l’illustre collega francese per fini auto difensivi. Ma studiose come Anna Scannapieco e Ginette Herry 13 , hanno recentemente sottolineato la differenza tra la pièce difensiva di Molière e quella di Goldoni, intenta più a spiegare e mostrare al pubblico le novità introdotte per il nuovo teatro comico italiano 14 . Mentre l’autore francese è in scena a interpretare sé stesso, Goldoni affida il ruolo di suo portavoce a Girolamo Medebach, il capocomico e capo di compagnia. Questa scelta potrebbe semplicemente spiegarsi con le mutate condizioni dell’autore settecentesco, stipendiato dal capocomico e con un ruolo ben definito, diverso dai meccanismi del mecenatismo di corte; ma forse potrebbe dipendere anche dal fatto che Medebach fu disponibile a farsi eco delle idee dell’autore, mantenendo la sua individualità di capocomico 15 . La stagione si apriva con grande affanno per la compagnia di Medebach, dopo l’insuccesso dell’Erede fortunata della precedente stagione e la partenza del famoso Pantalone Cesare Darbes per Dresda; Goldoni, quindi, si accingeva a mostrare le novità dell’opera che avrebbe aperto l’anno teatrale, non senza timori, ma conscio del fatto che una simile “trovata pubblicitaria” potesse dar voce alle sue idee riformatrici, ma anche, più prosaicamente, rilanciare la sua compagnia, facendo ad esempio conoscere il nuovo Pantalone, Antonio Mattiuzzi, detto Collalto. Il suo era anche un intento didattico e snocciolando precetti per il nuovo teatro comico, avrebbe dato anche consigli agli attori sul nuovo corso da intraprendere durante la recitazione e sull’inevitabile allontanamento dai canovacci e dai lazzi volgari della commedia dell’Arte. Egli non perse mai di vista i gusti del pubblico, sebbene apparentemente possa sembrare che Goldoni abbia dato credito solo agli interessi e ai valori di una classe borghese emergente, che chiedeva in quel momento storico di essere rappresentata attraverso le regole di buon senso e buon costume di cui si riteneva 13 Cfr. A. Scannapieco, Goldoni tra teoria e prassi del teatro comico cit., p. 21. La studiosa, avallando un’idea di Piermario Vescovo, ipotizza un pregresso goldoniano nel Teatro alla moda di Benedetto Marcello, libello ironico che attraverso l’antimodello teatrale, darà lo stimolo a Goldoni per costruire un vero modello di rappresentazione teatrale. Ginette Herry, Carlo Goldoni. Biografia ragionata. Tomo II 1744-1750, Venezia, Marsilio, 2009, pp. 335-348: 336-338. 14 Valeria Tavazzi, Per una rilettura del Teatro comico, cit., pp. 204-208. 15 Ivi, pp. 212-213.
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Il "Teatro comico" di Carlo Goldoni e la rappresentazione di Marco Bernardi

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Informazioni tesi

  Autore: Anna Antinnori
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Letteratura musica e spettacolo
  Relatore: Valeria Giulia Adriana Tavazzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 69

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