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Migrazioni e seconde generazioni: uno sguardo autoetnografico

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9 più che altro una conoscenza sperimentata direttamente su di sé. Per questo motivo non esiste un vero e proprio metodo etnografico, non vi sono indicazioni prefissate né un iter da seguire, ci vuole molto tempo, occorrono utilizzare determinati metodi personali di ricerca come l’osservazione e l’intervista, dopodiché si racimolano una serie di dati che verranno interpretati al fine di comprendere nel migliore dei modi la cultura in questione. Non è semplice fare etnografia, essere un ricercatore significa fare sacrifici, partire verso mete sconosciute ed essere circondati da gruppi di persone di altra cultura; implica abbandonare temporaneamente le abitudini spesso trovandosi anche in condizioni sfavorevoli. Pertanto anche dall’altra parte non è semplice, siccome è da considerare il fatto che molte volte l’arrivo di un ricercatore straniero scombussola i delicati equilibri sociali del luogo di ricerca; talvolta, in determinate circostanze, l’amicizia o chiamiamole relazioni sociali sono molto importanti per le intenzioni del ricercatore, perché gli consentono di ottenere quante più informazioni. Un etnografo può condurre la sua ricerca in zone di conflitto generatori di violenze considerati spazi devastati, luoghi in cui i diritti umani e ogni tipo di libertà sono negati; proprio da qui entra in gioco il compito dell’etnografo di raccogliere quei pezzi di vita, sentimenti e angosce che molte volte sono destinate a morire in quello scenario cupo e abbandonato. L’etnografo si può trovare, delle volte, in momenti di difficoltà con i suoi informatori, a causa della mancanza di dialogo tra gli attori o per l’incompatibilità caratteriale. L’etnografo, quindi, deve confrontarsi con la cultura che ha di fronte intrattenendo doppie relazioni tra sé stesso e il soggetto di studio. L’emotività è lo strumento principale per far etnografia, l’etnografo nel momento in cui instaura “un’amicizia” deve suddividere la propria persona in spettatore e attore, poi liberandosi poi da ogni sentimento o affetto con lo scopo di creare un nuovo modo di esprimersi, il così chiamato “sdoppiamento” (A. Monsutti, 2008). Si tende a restare mentalmente distaccati per studiare accuratamente le usanze altrui, di gruppi di persone appartenenti ad altre culture e contesti sociali, cercando di osservare e analizzare le varie sfaccettature di quel popolo senza avanzare alcun tipo di giudizio personale. L’obiettivo dell’antropologia non è di limitarsi semplicemente a descrivere i contesti socio-culturali “diversi” dal nostro per conoscerli, ma è di comprendere come la natura dell’uomo si conformi all’interno di una cultura e come questa cultura definisca l’uomo per ciò che è e per ciò che fa. Ogni usanza ha una sua razionalità e può essere intesa; per
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Migrazioni e seconde generazioni: uno sguardo autoetnografico

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Informazioni tesi

  Autore: Zenab Muhammad
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi di Napoli "L'Orientale"
  Facoltà: Scienze Sociali
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Gianluca Gatta
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 72

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